Recensione Libro.it intervista Michele Nigro autore del libro Nessuno nasce pulito

Domande e curiosità sullo scrittore emergente Michele Nigro.
Michele Nigro
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Nessuno nasce pulitoIntervista a Michele Nigro

1. Dovendo riassumere in poche righe il senso del libro Nessuno nasce pulito, cosa diresti?

È un viaggio dentro e fuori di me, negli spazi esistenziali, fisici e mentali, che hanno caratterizzato e caratterizzano il mio passaggio su questa terra, ma è anche un viaggio nel tempo, in quello dell’umanità e nei miei tempi privati. Le parole sono strumenti e compagne di viaggio. Si tratta di un percorso esperienziale, come ricorda il sottotitolo della raccolta, perché pur essendo la nascita dell’atto poetico, in fin dei conti, un mistero legato alla nostra natura “divina”, inevitabilmente affonda le proprie radici nelle cose umane e nelle emozioni che ne ricaviamo (in quelle che Battiato, in un suo brano, definì le impressioni che ho avuto in questa vita): l’amore, la morte, la strada, l’amicizia, la religione, la filosofia, i ricordi e le scelte fatte, il disincanto, la natura interiore e quella del creato, il destino, la magia dell’esistere, la società e le sue brutture, la scrittura, i luoghi dell’anima, la musica…

2. Da dove nasce l’ispirazione per questa raccolta di poesie che parla dell’anima, della vita e della società?

Dall’esigenza di dare corpo a una materia sparsa. Non si tratta di una raccolta nata in un ristretto lasso di tempo ma abbraccia più periodi, come si deduce dagli stili eterogenei che – nonostante una severa cernita preliminare – tra di loro convivono nella silloge. Ricordo, ero su un treno diretto a Lecce, nell’estate del 2015, quando elencai istintivamente su un taccuino le cose da fare e le fasi da rispettare per realizzare la raccolta: ma l’idea di dare un’unica “casa” a tutti i miei tentativi stilistici, forse spingeva inconsciamente da tempo. Lo sviluppo di quell’elenco ha richiesto mesi e anni di lavoro: questo per rispondere a chi pensa che l’autoeditoria sia una pratica dozzinale.

3. Cosa vorresti che i lettori riuscissero a comprendere leggendo le tue parole? Quale segno vorresti lasciare in loro?

Purtroppo, leggendo alcune recensioni, ho notato che stanno passando soprattutto le idee di un disagio critico nei confronti della società e di una malinconica revisione del passato personale da parte di un autore per certi versi “sconfitto”, e che non può fare altro che registrare le varie forme sotto cui si manifesta tale sconfitta. Evidentemente, a una lettura superficiale, questo è il mood prevalente che ne esce fuori, creato dalle parole che ho scelto di usare, e me ne assumo tutta la responsabilità. In realtà Nessuno nasce pulito vuole essere una dichiarazione di guerra, un voler fissare dei confini assertivi, oltre i quali poter urlare al mondo: “Da qui non mi muovo! Queste sono le mie conquiste umane, le mie esperienze e queste parole sono la mia terra!”. Non pretendo di lasciare segni: se un solo verso di una mia poesia induce alla riflessione e trasporta il lettore, anche per pochi istanti, in una dimensione altra, ho già raggiunto il mio obiettivo. Come ho scritto in Aspirazione, una poesia che non fa parte della raccolta, vorrei che i miei versi fossero: “… parentesi tra gli orrori del mondo / oasi di riflessione per cuore di donna / silenzio pulsante di senso…”.

4. Se Michele Nigro dovesse utilizzare tre aggettivi per definire Nessuno nasce pulito, quali userebbe?

Acerbo. Disritmico. Umano.

5. Perché credi si debba leggere il tuo libro?

Non credo che si debba leggerlo: la letteratura, e in particolare modo la poesia, continuerebbero a sopravvivere anche senza i miei versi. Pensiamo sempre che il libro sia un oggetto inerte, che aspetta: in realtà anche il libro sceglie di essere letto, sceglie il lettore. Ci si sceglie, insomma. Credo molto di più nell’atto (miracoloso?) del riconoscersi. Io non ho fatto nient’altro che rispondere, nel mio piccolo, all’invito di Whitman a contribuire al potente spettacolo con un mio verso: chi vorrà leggerlo è perché ha ricevuto lo stesso invito in qualità di lettore. Niente di più.

6. Hai nuovi progetti? Stai scrivendo un nuovo libro? Puoi anticiparci qualcosa?

Per ora sto continuando con il progetto di webpoetry, ovvero continuare a pubblicare i miei componimenti, abbinati a immagini e video musicali, sul blog esperienziale “Nigricante” (http://michelenigro.wordpress.com) nato nel 2010, all’indomani dell’avventura con la rivista letteraria “Nugae” terminata nel 2009. Sono un autore che appartiene prevalentemente al web: le pubblicazioni cartacee rappresentano degli “incidenti”. Non so se le poesie di questo nuovo ciclo andranno a far parte di una prossima autopubblicazione cartacea (self-publishing) o se mi metterò alla ricerca di una casa editrice (non EAP). Per ora non sono interessato a un nuovo libro. Ho molte, troppe, letture arretrate: credo che continuerò a leggere, come già faccio. La lettura è ancora la migliore palestra di pensiero e il più efficace corso di scrittura creativa.

7. Qual è il romanzo che hai letto e ti ha più colpito emotivamente in quest’ultimo anno?

Sto terminando la lettura (mi mancano poche pagine, ce la posso fare!) di quell’immenso universo di stili che è l’Ulisse di James Joyce. Parliamo, giustamente, di “romanzo” perché la forma in cui ci viene presentato è quella, ma il “flusso di coscienza” che presiede a questa odissea dublinese possiede la medesima radice di una ricerca poetica libera da metriche o da altri “corsetti” stilistici. L’Ulisse è un’unica, grande poesia che si presenta sotto mentite spoglie, e il suo autore è un “poeta autistico” che sa di esserlo.

8. Quale libro non consiglieresti mai a nessuno?

Oltre al mio? Scherzi a parte… Non ho ancora incontrato un libro da non consigliare perché non scelgo mai a caso, seguo sempre un fil rouge coerente con i miei interessi culturali. E poi credo che ogni libro abbia in sé un messaggio più o meno importante, veicolato da uno stile che può o non può piacere, ma questo è un altro discorso. Sconsiglio, invece, di inseguire il bestsellerone del momento “pompato” da case editrici e mass media, questo sì: tranne alcuni casi, si tratta quasi sempre di successi studiati a tavolino. Bisogna educarsi a non essere lettori di superficie o alla moda, avere il coraggio di annoiarsi durante le prime duecento pagine. Spulciare tra i “libri dimenticati” del nostro rigattiere di fiducia, a volte può essere illuminante.

9. Adesso è arrivato il momento per porti da solo una domanda che nessuno ti ha mai fatto, ma a cui avresti sempre voluto rispondere…

Mi sento molto ospite di Marzullo in questo momento… Ci provo. Avrei voluto sempre rispondere alla seguente domanda scomoda: “Riuscirai a coltivare la scrittura, la ricerca poetica, anche in futuro o pensi che la vita, con i suoi obblighi e il suo disincanto, ti strapperà inesorabilmente dal foglio, e tu l’asseconderai?”. Risposta non c’è, o come canterebbe il premio Nobel Bob Dylan: “The answer is blowin’ in the wind! (La risposta soffia nel vento!)”.

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Redazione - Recensione Libro.it

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