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Paola Maria Liotta: intervista scrittrice

Intervista autrice Paola Maria Liotta.
Il Pasticcio
Paola Maria Liotta: intervista scrittrice

Prezzo: € 15,90

La redazione del sito Recensione Libro.it intervista la scrittrice Paola Maria Liotta autrice del libro Piano concerto Schumann

Piano Concerto SchumannDovendo riassumere in poche righe il senso del tuo libro Piano concerto Schumann, cosa ne diresti?

Questo romanzo nasce da un profondo atto d’amore per la vita e per la musica, che è essa stessa vita, dunque incarna il senso molteplice dell’essere in espansione, prefiggendosi di toccare i cuori e colpire le menti di chiunque leggerà.

La scrittura è sempre possibilità di incontro e di condivisione (e non certo nel senso vulgato attraverso i social), sottende la speranza nell’umano e nel futuro migliore dell’umanità, anche se questi sono tempi molto oscuri, controversi e difficili. La letteratura, la cultura, l’arte, la musica, le invenzioni e le conquiste scientifiche sono creazioni dello spirito umano che fanno ben sperare e offrono dei modelli di virtù cui attingere in consapevolezza, determinazione, volontà.

Da dove nasce l’ispirazione per questo libro in cui è vivo l’amore per la musica, ma c’è spazio anche per un atto terroristico?

Ogni libro credo nasca da un desiderio, che coniuga in sé un’avventura dello spirito e la ricerca di trovare sé stessi negli altri. Il Piano Concerto Schumann, l’opera di Schumann, intendo, ne è solo il medium ideale e la sua musica – in verità tutta la musica – si carica di valenze catartiche. La bellezza e la bontà, la sublime meraviglia che racchiude la percezione estetica, qui rievocata anche attraverso nomi e volti più o meno famosi, vicende, opere d’arte ed epoche storiche diverse, trovano conferme e risaltano proprio nel contrasto con la violenza, il male, la crudeltà.

Cosa vorresti che i lettori riuscissero a comprendere leggendo le tue parole? Quale segno vorresti lasciare in loro?

Vorrei che chiunque leggesse il mio, ritrovasse nella storia, in uno dei personaggi, in una delle passioni e degli slanci che li animano, quel quid che tutti ci unisce. Siamo capaci di grandezza e latori di messaggi profondi, belli, ardenti ma anche, spesso, inconsapevoli della bellezza del creato. La musica e l’arte diventano rivelazione dell’Infinito in ognuno di noi.

C’è qualcosa che Paola Maria Liotta avrebbe voluto aggiungere al libro, quando lo ha letto dopo la pubblicazione?

La manovra

Un libro è come una creatura che, dopo essere stata generata, deve vivere di una vita propria. Dunque, ogni libro ha una sua storia, una sua evoluzione, ma, quando è concluso, la dimensione fantastica che lo ha concepito si chiude per schiudersi al molteplice, per diffondersi e trovare nuova vita al di fuori di se stesso e del nucleo ispiratore da cui è sbocciato. Mi piacerebbe che fossero le lettrici e i lettori a inventare l’oltre della trama, l’oltre dei personaggi, l’altrove che li sprona verso nuove mete.

Se Paola Maria Liotta dovesse utilizzare tre aggettivi per definire Piano concerto Schumann, quali userebbe?

Musicale, appassionato, profondo. Un po’ tre aggettivi che mi definiscono, a mia volta, come una persona delicata, ma aerea e tenace assieme. Il nome stesso della protagonista, Fiamma Fogliani, è un inno d’amore alla vita, alla musica, all’amore.

Perché credi si debba leggere il tuo libro?

Esattamente per quanto ho già espresso nelle risposte precedenti. Io credo fermamente nel valore dell’opera d’arte quale testimonianza di bellezza e di forza creatrice. E, ovviamente, di amore e rispetto per la vita.

Hai nuovi progetti? Stai scrivendo un nuovo libro? Puoi anticiparci qualcosa?

Molte trame si agitano in me, il piacere della narrazione sormonta, a volte, una singola trama. Anche da docente, narro, ricreo, invento e godo di condividere con i giovani il mio amore per la lettura e per la scrittura, un po’ da inviata sul campo. È un percorso intenso e in continuo divenire, quello della scrittura. A fine estate dovrebbe uscire un testo teatrale che si ispira a una figura femminile del mito greco. Ma ho molte altre idee e ideuzze in cantiere, su cui spero e conto di poter lavorare. La massima “Nulla dies sine linea” credo mi rappresenti fino in fondo.

Qual è il romanzo che hai letto e ti ha più colpito emotivamente in quest’ultimo anno?

Diversi libri mi sono rimasti dentro, e dunque citerò qualcuno degli ultimi, giusto per non fare un torto a nessuno di quelli letti in precedenza. Ce ne sono molti, scritti da amici e conoscenze sicché, se dovessi citarne uno solo, mi sembrerebbe di mancare nei riguardi degli altri.

Ci sono testi che fanno ben sperare nel futuro della narrativa italiana e in nuove generazioni di lettori. Considerando l’estate scorsa, “L’ultima notte di Achille” mi è molto piaciuto e, fra gli ultimi, “Con le mani cariche di rose”. Leggo perché amo leggere, insomma, ma non leggo di tutto. Direi che il più ricco e minuzioso, “La lunga attesa dell’angelo” di Melania G. Mazzucco, è veramente un’opera massima.

Quale libro non consiglieresti mai a nessuno?

Quello che non piace, cioè che non risponde agli interessi o alle aspettative del momento. Ci sono stati dei libri che ho letto solo anni dopo averli acquistati perché non trovavo mai il tempo di leggerli. E non trovavo il tempo di leggerli perché non mi prendevano.

Adesso è arrivato il momento per porti da sola una domanda che nessuno ti ha mai fatto, ma a cui avresti sempre voluto rispondere…

La mia domanda è: “Paola, la scrittura è un atto d’amore?”. E la risposta, naturalmente, un bel “sì”.

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