Intervista scrittore Alberto Verzè

Intervista a Verzè autore del libro “La stanza dei serpenti”.
Alberto Verzè
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La redazione del sito Recensione Libro.it intervista Alberto Verzè autore del libro “La stanza dei serpenti”

1. Dovendo riassumere in poche righe il senso del tuo libro “La stanza dei serpenti”, cosa diresti?

“La stanza dei serpenti” è un inno all’amicizia, all’amore adolescenziale e, giustamente, al mistero. Reputo che il senso non si celi dietro la storia, ma nelle emozioni che i protagonisti provano durante le terribili vicende a Long Seat Lake. D’altronde, la chiave di tutto sono loro. Oltre al thriller, il racconto si regge su quei pilastri fondamentali che governano la nostra vita: famiglia, amicizia e amore. Senza questi tre elementi, nulla avrebbe senso.

2. Da dove nasce l’ispirazione di questo thriller?

L’ispirazione sorge dentro di noi ogni giorno. La attingiamo, anche involontariamente, da tutto quello che ci circonda: un film, un buon libro, un evento realmente accaduto. Credo, anzi ne sono certo, che il mio romanzo abbia preso ispirazione da molti scritti di Stephen King. Leggere, dopotutto, è una fucina di idee e di spunti stimolanti. Inoltre, mantiene “allenata” la nostra immaginazione.

3. Hai scritto questo romanzo di getto, come un flusso di coscienza raccogliendo le idee e informazioni o ragionando a fondo?

Assolutamente di getto. Ho iniziato a scrivere le prime quattro pagine quasi per gioco, durante quel funesto marzo 2020. Chiuso in casa, tentai di dar voce alla mia fantasia e, quindi, decisi di scrivere. Fu mia moglie, leggendo quelle prime quattro pagine, a spronarmi. Lei trovava la mia storia intrigante, coinvolgente. Se non fosse stato per lei, il mio romanzo non avrebbe mai visto la luce. Sono arrivato alla conclusione che scrivere non è mai un’impresa solitaria, bensì un cammino, lungo o breve che sia, da intraprendere con le persone che amiamo al nostro fianco.

4. Cosa vorresti che i lettori riuscissero a comprendere leggendo le tue parole? Quale segno vorresti lasciare in loro?

Vorrei che i lettori non si soffermassero solo sulla storia, ma su tutto quello che gravita intorno alla vita dei protagonisti. “La stanza dei serpenti” non è solo un romanzo thriller, ma anche di formazione. I sentimenti vengono portati in primo piano, più e più volte, durante l’intera vicenda. Mi piacerebbe trasmettere ai lettori questo aspetto che, in realtà, è appunto il nucleo del libro.

5. C’è qualcosa che Alberto Verzè avrebbe voluto aggiungere al libro, quando lo ha letto dopo la pubblicazione?

Aggiungere direi di no. Al massimo avrei tolto o cambiato qualche parolina. Inezie, nulla di più.

6. Se dovessi utilizzare tre aggettivi per definire “La stanza dei serpenti”, quali useresti?

Commovente. Misterioso. Sorprendente.

7. Perché lo scrittore Alberto Verzè crede si debba leggere il suo thriller?

Perché credo, o almeno lo spero, che il mio libro sia un mix ben bilanciato tra il thriller e il romanzo di formazione. Un racconto che riesce a emozionare, mantenendo quella fitta aura di mistero che avvolge la cittadina adagiata sulle rive del lago.

8. Hai nuovi progetti? Stai scrivendo un nuovo libro? Puoi anticiparci qualcosa?

Ho scritto due nuovi romanzi: uno con le caratteristiche tipiche del noir, mentre il secondo rispecchia il thriller psicologico. Speriamo che anche questi due ultimi lavori riescano ad approdare al porto dell’editoria. Incrociamo le dita!

9. Qual è il romanzo che hai letto e ti ha più colpito emotivamente in quest’ultimo anno?

Emotivamente parlando direi “La verità sul caso Harry Quebert”. Una storia peculiare, oserei dire unica. Il finale è un susseguirsi di colpi di scena ed emozioni che mi hanno letteralmente travolto. Impossibile rimanere impassibili di fronte a questo romanzo. Mi ha aperto gli occhi.

10. Quale libro non consiglieresti mai a nessuno?

Tutti i libri sono belli, chi più chi meno. Nessuna lettura è inutile. Possiamo sempre imparare qualcosa da ogni testo che leggiamo, carpendone il significato più profondo.

11. Adesso è arrivato il momento per porti da solo una domanda che nessuno ti ha mai fatto, ma a cui avresti sempre voluto rispondere…

Nessuno mi ha mai chiesto: «Quali erano le tue aspettative durante la stesura del romanzo?»
Ebbene, sono partito privo di aspettative. Dopotutto, ho scritto un libro, come moltissimi altri autori emergenti hanno fatto, fanno e faranno nel tempo. La strada è ancora lunga, ne sono consapevole, e ho ancora tanto da imparare. Anzi, forse non imparerò mai abbastanza. Tuttavia, sono un sognatore. Dentro di me, rimane viva la fiamma dell’immaginazione. L’alimenterò e me ne prenderò cura, nella speranza che un giorno il sogno diventi realtà.

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Recensione scritta da

Redazione - Recensione Libro.it

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