Intervista scrittore Fabio Sabatini autore del libro “Vietato ai minori”

La redazione del sito Recensione Libro.it intervista lo scrittore Fabio Sabatini autore del libro “Vietato ai minori” Dovendo riassumere in poche righe il senso del tuo libro “Vietato ai minori”, …
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La redazione del sito Recensione Libro.it intervista lo scrittore Fabio Sabatini autore del libro “Vietato ai minori”

Dovendo riassumere in poche righe il senso del tuo libro “Vietato ai minori”, cosa diresti?

Bella domanda. La vita ci apparecchia i percorsi più disparati. Ma è pur sempre la nostra vita in cui bisogna credere, metterci impegno e soprattutto amore. Non è mai detta l’ultima parola.

Da dove nasce l’ispirazione che ti ha portato a raccontare di radio alternative, violenza e relazioni?

Nel 1974 fondai una radio alternativa e ne divenni animatore. Lo scrivere di radio e programmi radiofonici discende da quella esperienza. Il personaggio di Cecilia è un omaggio ad una cara amica che ha fatto tanto per me quando ero ricoverato in ospedale a causa di un tumore. Purtroppo Cecilia ha smesso di credere nella vita. Il resto è fiction.

Cosa vorresti che i lettori riuscissero a comprendere leggendo le tue parole? Quale segno vorresti lasciare in loro?

Prima di tutto vorrei che i lettori passassero qualche ora piacevole immersi nella lettura. Ci sono libri che non poseresti mai sul comodino perché è tardi ma continui a leggerli per “vedere come finisce”. Mi piacerebbe che il mio lettore provasse la stessa sensazione, come quando leggi Murakami ad esempio, anche se non pretendo di avvicinarmi neanche lontanamente al suo talento. E poi il libro racconta una storia d’amore semplice e pura per quanto travagliata. Vorrei che il mio lettore, sempre lui, si immedesimasse nei due protagonisti e vivesse la sua o le sue storie d’amore senza inutili sovrastrutture, in modo semplice e naturale.

C’è qualcosa che avresti voluto aggiungere al libro, quando lo hai letto dopo la pubblicazione?

Trovo il libro completo com’è. Mi piacerebbe solo essere più bravo a scrivere, come, mi ripeto, Murakami

Se dovessi utilizzare tre aggettivi per definire “Vietato ai minori”, quali useresti?

Tenero, violento, blues.

Perché credi si debba leggere il tuo libro?

Io lo trovo bello, credo che la lettura del mio libro sia piacevole e per questo merita di essere letto. Non sto a parlare di messaggi più o meno universali, ognuno ci trovi quel che vuole. Ma, ad esempio, c’è una selezione musicale molto bella che, già solo quella, vale la pena.

Hai nuovi progetti? Stai scrivendo un nuovo libro? Puoi anticiparci qualcosa?

Ho scritto altri cinque romanzi che vorrei pubblicare. Uno l’ho appena terminato e lo sto ancora rileggendo per colmare lacune ed eliminare incongruenze. Si spazia dalla road novel a storie in cui tento di coniugare il lato soprannaturale o almeno onirico al reale della vita di tutti i giorni. Ho passato molto tempo in estremo oriente e sono attratto sia dallo spirito zen che dall’animismo, l’anima delle cose che in Giappone è molto sentita. Basti pensare ai film di Miyazaki, dalla Principessa Mononoke a Totoro e persino Ponyo. La nostra civiltà è evoluta in senso troppo materialista. L’animismo restituisce importanza e dignità a ciò che spesso dal nostro punto di vista è insignificante o utile solo al profitto.

Le foreste, il mare, gli animali che noi abbattiamo, inquiniamo, uccidiamo persino con protervia. Abbiamo tolto dignità al diverso per poterne poi fare quel che ci pare come si fece ai tempi della schiavitù dei neri quando si dichiarò che gli africani non avessero anima e quindi potevano essere schiavizzati, comprati, venduti, messi a lavorare fino allo stremo, frustati, uccisi. E qui si torna al già citato Murakami. In qualche maniera mi ispiro a lui, non nel senso che i miei romanzi assomiglino ai suoi ma piuttosto nella ricerca di un diverso livello di coscienza. Il romanzo che ho appena terminato ad esempio, si basa sugli spazi di dimensione superiore a 3. Come se io fossi un abitante di Flatlandia che cerca di comprendere ciò che per lui è incomprensibile, un mondo a 3 dimensioni.

E sui gatti, i nostri teneri felini che sicuramente sanno spostarsi in un universo al di la della terza dimensione. Nel romanzo precedente invece la trama si svolge attorno ad uno shock temporale che ha colpito la protagonista. Mentre ne scrivevo l’incipit citando l’inversione temporale causata dall’antimateria secondo gli studi di Richard Feynman (un antiprotone è un protone che si muove a ritroso nel tempo), uscì il film Tenet che si basava sullo stesso principio. Fui così costretto a ripensare tutta la storia ma credo sia venuta anche meglio dell’idea originale.

Qual è il romanzo che hai letto e ti ha più colpito emotivamente in quest’ultimo periodo?

Ho già fatto menzione della mia permanenza in estremo oriente, soprattutto in Giappone. Potrei parlare dei meravigliosi romanzi di Kawabata, di Mishima o di Natsume Soseki ma vorrei piuttosto citare una storia molto più recente e al contempo piena di dolcezza e di magia come spesso accade con gli scrittori del sol levante. “Finché il caffè è caldo” di Kawaguchi Toshikazu (prima cognome e poi nome) è una storia, quasi una favola, in cui alcuni avventori di un caffè di un caffè di Tokyo possono spostarsi nel tempo col vincolo di tornare al presente prima che il liquido
nella propria tazzina si raffreddi. E’ una storia che mi sarebbe piaciuto scrivere ma Kawaguchi ha avuto più immaginazione e talento di me. Complimenti a lui.

Quale libro non consiglieresti mai a nessuno?

Sono molte le categorie di libri che mi piacerebbe abolire. I libri scritti da ghost writer e pubblicati poi a nome di qualche personaggio famoso, calciatore, attore, politico. Sono veramente libri che disprezzo profondamente. Oppure i romanzi rosa che hanno preso il posto dei romanzi di Liala, quelli che hanno in copertina un uomo tartarugato e una avvenente ragazza in evidente stato di sopraffazione sessuale. Ma c’è un libro in particolare che, fossi Pepe Carvalho, non userei neanche per accendere il fuoco nel camino. Galilei divin uomo di Zichichi.

Da appassionato di scienze amo Galileo e la sua opera. Comprai il libro all’edicola di qualche aereoporto prima di imbarcarmi su un volo per Tokyo, l’intenzione era che mi tenesse compagnia durante la mia permanenza in estremo oriente. Fosse stato possibile aprire il finestrino l’avrei fatto volare fuori ancor prima che l’aereo avesse valicato le Alpi. Non è possibile distorcere la verità su Galileo che, poverino, non può più controbattere, per fini religiosi. La fede ce l’hai o non ce l’hai. Ed essendo fede non ha bisogno di essere dimostrata.

Adesso è arrivato il momento di porti una domanda a cui avresti sempre voluto rispondere ma che nessuno ti ha mai fatto…

Non saprei cosa hanno detto altri autori. Potrei immaginare che la domanda sia “perché scrivi?” E mi risponderei, Bella domanda. Già, perché scrivo? Premetto, nei miei libri non c’è premeditazione, non decido un argomento a priori, non faccio uno schema, non suddivido l’idea di base in parti che poi diverranno capitoli anche perché non c’è alcuna idea di base. Prima di ogni libro c’è sempre stato un click che ha fatto muovere qualcosa nella mia anima. Per uno dei miei libri fu ad esempio la vista di una particolare lapide mentre andavo a visitare la tomba di mio padre. A quel punto comincio a scrivere e non ho idea di dove la scrittura mi porterà. In ognuno dei miei libri c’è più o meno evidente il senso del viaggio, dello spostarsi tra luoghi diversi, della dinamica del panorama che cambia.

Sono di natura un nomade che viaggia con la mente da quando non può più viaggiare col corpo cosa che il mio lavoro mi ha portato a fare in continuazione. Così nei miei libri ci sono il Giappone, il Brasile, Parigi, Londra, Roma e, anche se di sfuggita, la Cina e persino l’Australia. E quindi perché scrivo? Forse perché queste esperienze di viaggio ma anche le relazioni umane, personali o di lavoro che si sono accumulate dentro di me creano storie, danno vita a personaggi i quali si muovono poi in un ambiente che sta a metà tra il sogno e le strade di Tokyo o di Sao Paulo. Sarebbe criminale non farli venire alla luce dove tutti possano conoscerli ed amarli.

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Recensione scritta da

Redazione - Recensione Libro.it

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