Intervista scrittore Giorgio Accinasio

Intervista a Giorgio Accinasio autore del libro "Trecce di mais".
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La redazione del sito Recensione Libro.it intervista lo scrittore Giorgio Accinasio autore del libro “Trecce di mais”

1. Dovendo riassumere in poche righe il senso del tuo libro “Trecce di mais”, cosa diresti?

È una storia di ingiustizie, resistenza, lotta e dignità. Si può sentire il profumo di Messico. Quello più autentico e meno turistico. Quello dei primi abitanti, i discendenti degli antichi Maya. I più poveri, i più emarginati. Con i loro semplici sogni che puntualmente si trasformano in utopie. Le fitte e perenni nebbie del Chiapas occultano schiavitù, corruzione, impunità. Le popolazioni indigene lottano da più di cinquecento anni per un fazzoletto di terra, dove poter coltivare il proprio mais e i propri fagioli. Prima contro i conquistatori spagnoli, poi contro i latifondisti, in seguito contro il proprio Governo e infine anche contro sé stessi.

2. Da dove nasce l’idea che ti ha spinto a scrivere questa storia di potere, rinunce e lotta?

Il libro abbraccia il periodo che va dal 1992 a fine 1997. Io ho vissuto e lavorato nei luoghi descritti nel romanzo per oltre due anni dal settembre del 1998. Sono quindi stato “testimone diretto” delle vicissitudini di quei popoli indigeni, poi approfondite per passione e in seguito tramutate in racconto. Alcuni personaggi non sono frutto di fantasia, ma bensì persone reali poi adattate per il libro.

3. Cosa vorresti che i lettori riuscissero a comprendere leggendo le tue parole? Quale segno vorresti lasciare in loro?

L’obiettivo di Trecce di mais è quello di far conoscere la situazione delle popolazioni indigene di quell’angolo del Messico nell’ultimo decennio del XX secolo. A partire da ciò che, loro malgrado, hanno ereditato dalla conquista spagnola. Di come le cose non siano mai migliorate portando pacifici contadini a dover prendere la decisione più drastica: quella di un’insurrezione armata.

Allo stesso tempo mi piace pensare di essere riuscito a raccontare tradizioni e riti degli antichi Maya, le loro usanze, credenze e la loro pagana religiosità. Non per ultimo, considero Trecce di mais anche un libro di denuncia per i crudeli eventi rimasti senza una vera giustizia e quindi praticamente impuniti. Mi piacerebbe che chi legge il libro sia poi incuriosito e portato a fare ricerche e a leggere altri libri sul tema.

4. C’è qualcosa che lo scrittore Giorgio Accinasio avrebbe voluto aggiungere al libro, quando lo ha letto dopo la pubblicazione?

Sinceramente, no. Mi sono sentito soddisfatto pensando di essere riuscito a raccontare tutto ciò che mi ero prefissato.

5. Se dovessi utilizzare tre aggettivi per definire “Trecce di mais”, quali useresti?

Impattante. Emozionante. Crudele.

6. Cosa hai pensato quando hai messo il punto al libro?

Mi sono sentito come se avessi pagato un debito con me stesso. E come se, in qualche modo, fossi finalmente riuscito a dare un mio piccolo e personale contributo alla causa indigena del Chiapas.

7. Perché Giorgio Accinasio crede si debba leggere il suo romanzo?

Perché è la storia raccontata da una storia. Con Trecce di mais il lettore apprende, si emoziona, si arrabbia, sogna, si intristisce. Qualche volta ride. Chi lo legge si ritroverà inconsciamente schierato dalla parte di uno dei personaggi. E non necessariamente in quello della protagonista principale.

8. Hai nuovi progetti? Stai scrivendo un nuovo libro? Puoi anticiparci qualcosa?

Da quasi 18 anni vivo in Spagna, a Minorca, isole Baleari. Il mio progetto è ora quello di tradurre personalmente Trecce di mais in spagnolo. Mi piacerebbe possa essere letto non solo qui in Spagna, ma anche e soprattutto in Messico e in America Latina.

Qual è il romanzo che hai letto e ti ha più colpito emotivamente in quest’ultimo anno?

Non è propriamente un romanzo, però si può considerare tale: il Popol Vuh, il libro sacro dei Maya. Narrazioni mitiche e leggende. Con un gran valore spirituale.

9. Quale libro non consiglieresti mai a nessuno?

Tutti i libri hanno qualcosa da raccontare. Dietro ogni libro c’è uno sforzo, grande o piccolo che sia. È poi compito del lettore decidere se la lettura è stata interessante o no. Ma se non lo si legge non si potrà mai saperlo.

10. Adesso è arrivato il momento per porti da solo una domanda che nessuno ti ha mai fatto, ma a cui avresti sempre voluto rispondere…

Dove considereresti come un fallimento la tua opera? Trecce di mais non è stato pensato e scritto per la sua commercializzazione. Solamente è stata una idea maturata durante tanti anni fino a quando ho avuto a disposizione il tempo necessario per scriverlo. Non mi sono mai chiesto se potesse piacere al pubblico in generale. Volevo raccontare quella storia e l’ho fatto. Ero invece curioso di conoscere le considerazioni di parenti e amici.

Ora, a due mesi dalla pubblicazione, sono invece convinto che potrebbe piacere a chiunque. Nonostante questo, quando leggo i report di vendite delle varie piattaforme, non lo faccio per sapere quanto sto guadagnando. Quando viene registrata una nuova vendita, penso: “bene, un’altra persona ben presto sarà consapevole di ciò che è accaduto in Chiapas negli anni ’90. Un altro granello perché la gente conosca, sappia e non dimentichi”.

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Recensione scritta da

Redazione - Recensione Libro.it

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