Forse_la_felicita
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Recensione Libro.it intervista Massimiliano Irenze autore del libro I giochi del fato e gli scherzi della mente

Informazioni e curiosità sullo scrittore emergente Massimiliano Irenze.
Nigredo
Recensione Libro.it intervista Massimiliano Irenze autore del libro I giochi del fato e gli scherzi della mente

Prezzo: € 17,50

I giochi del fato e gli scherzi della menteIntervista allo scrittore Massimiliano Irenze

1. Dovendo riassumere in poche righe il senso del libro I giochi del fato e gli scherzi della mente, cosa diresti?

Credo che il titolo rappresenti bene l’intento del romanzo, ossia quello di cogliere quegli intrecci misteriosi che stanno al crocevia tra le sincronie degli accadimenti e il funzionamento particolare della mente di ogni persona.

2. Da dove nasce l’ispirazione per scrivere un romanzo in cui la psicologia, l’ossessione e la follia sono alla base della storia?

Sono laureato in psicologia e mi sto specializzando come psicoterapeuta, pertanto queste componenti sono il mio pane quotidiano. Però mi è sempre piaciuto anche scrivere romanzi, perciò congiungo le mie conoscenze psicologiche con la fantasia per tessere le trame delle storie e credo, guardando ai romanzi scritti finora, che questo caratterizzi in modo importante il mio stile di scrittura.

3. Cosa vorresti che i lettori riuscissero a comprendere leggendo il tuo libro? Quale segno vorresti lasciare in loro?

Il libro sfiora i delicati temi dello stalking e del femminicidio e, apparentemente, non prende posizione al riguardo, bensì si limita a raccontare, dall’interno della coppia, le dinamiche di una relazione malata, lasciando che sia il lettore a farci sopra le sue riflessioni.

Osservando i talk show televisivi che trattavano l’argomento, non ho potuto fare a meno di pensare che non siamo affatto emotivamente maturati dai tempi del medioevo; proprio come allora, le folle si infervorano cercando ferocemente un colpevole da punire, una strega da ardere, un untore da linciare, un mostro da inforcare, un capro espiatorio. Nessuno vuole soffermarsi a capire le cause profonde e complesse che generano il fenomeno. Nessuno si domanda perchè, nonostante i continui appelli e le ripetute condanne mediatiche, i femminicidi non cessano o, perlomeno, non diminuiscono. Questo perchè la gente, specialmente in Italia, vuole risposte e soluzioni veloci; non ha voglia di capire a fondo o di applicarsi nella risoluzione complicata di un problema complesso.

Se ha un sintomo, vuole una pastiglia che glielo tolga in fretta, non si vuole sobbarcare la fatica di capire cosa lo ha generato e cambiare, magari, stile di vita.
In realtà, credo che il messaggio passato sottotraccia dal romanzo riguardi il modo in cui problema del femminicidio sia legato alla diffusa fragilità psicologica delle persone che compongono la coppia (sia la donna che l’uomo), l'”analfabetismo” sentimentale ed emotivo a cui si fa cenno nel famoso film di

Ingmar Bergman, “Scene da un matrimonio”. Specie questa generazione, sembra più debole psichicamente rispetto alle precedenti; intellettualmente più evoluta, ma emotivamente bloccata ad una fase adolescente, edonista ed intollerante alla frustrazione. Ciò probabilmente è legato al fatto che, a differenza della precedente generazione, non ha dovuto faticare per soddisfare i bisogni primari, è sempre stata abituata a ricevere ciò di cui aveva bisogno, nell’esatto momento in cui ne necessitava e ciò l’ha resa estremamente sensibile e sofferente nelle situazioni in cui ciò non accade.

A ciò si aggiunge un altro fattore importante: il contesto culturale, specie quello mediatico, rinforza ulteriormente, spesso per motivi prettamente commerciali, quella tendenza, imbeccando gli spettatori con slogan ed immagini che promuovono egocentrismo edonistico ed individualismo.

Oltre a ciò, i vecchi stereotipi di ruolo sono duri a morire e persiste una certa aspettativa verso il comportamento maschile. Se si viene lasciati, si soffre molto. Una sofferenza molto intensa che non si riesce a contenere e va manifestata in qualche modo. Ma spesso a un maschio che mostra la propria sofferenza, viene detto “fai l’uomo”, come se non gli si riconoscesse tale esigenza. Egli perciò non si concede di manifestarla, se non attraverso atteggiamenti “virili” di dominio e possessivita’ con cui si recepisce (e viene recepito) meno patetico e ridicolo…ma più dannoso.

Però, se i salotti televisivi si dilungassero a spiegare questo tipo di “pipponi”, probabilmente molte persone si annoierebbero e cambierebbero canale. Pertanto, ecco alla base di tutto cosa credo ci sia, la superficialità, la pigrizia e l’ignoranza delle stesse persone che condannano il fenomeno, che SONO il fenomeno.
Ciò vorrei rimanesse impresso del mio libro, la complessità del fenomeno, la rinuncia a semplificare.

4. C’è qualcosa che avresti voluto aggiungere al romanzo, quando l’hai letto dopo la pubblicazione?

No.

5. Se Massimiliano Irenze dovesse utilizzare tre aggettivi per definire I giochi del fato e gli scherzi della mente, quali userebbe?

Brutale, profondo, esoterico.

6. Perché credi si debba leggere il tuo libro?

Il romanzo racconta una relazione malata, con dinamiche e caratteristiche anche molto diffuse tra le coppie di oggi giorno: dipendenza, utilizzo dell’altro per i propri bisogni inconsci. Credo ci sia una linea molto sottile che differenzia coppie di tal genere, da molti anche ritenute “normali” e che si reggono anche per anni su un precario equilibrio e quelle invece in cui tale equilibrio si rompe provocando tragedie. Il libro come già accennato non punta a fornire risposte dirette in tal senso, ma la soluzione suggerita sotto traccia credo sia una maggiore conoscenza di se stessi tramite percorsi di ricerca che spaziano dalla psicoterapia, all’autoanalisi psicologica e, perché no, anche quella spirituale (che non è sinonimo di religiosa).

7. Hai nuovi progetti? Stai scrivendo un nuovo libro? Puoi anticiparci qualcosa?

Ne ho uno già bell’e pronto, ma devo rispettare i ritmi editoriali, altrimenti, giustamente, si inflaziona il valore degli scritti stessi. E’ una storia molto onirica e meno lineare in cui un uomo, che non ha memoria, cerca di capire chi è attraverso ciò che gli riferiscono gli altri, ma i messaggi che gli danno sono contraddittori e confusivi e sembra esserci un misterioso complotto alle sue spalle.

8. Qual è il romanzo che hai letto e ti ha più colpito emotivamente in quest’ultimo anno?

“La Recherche” di Proust.

9. Quale libro non consiglieresti mai a nessuno?

Un libro che va bene per chi studia letteratura, ma che sconsiglio assolutamente a chi vuole leggere per svago è: “Ulisse” di James Joyce. Per me terminarlo è stata un’agonia.

10. Adesso è arrivato il momento per porti da solo una domanda che nessuno ti ha mai fatto, ma a cui avresti sempre voluto rispondere…

Ultimamente ho cominciato a leggere scrittori emergenti e sconosciuti ai più proprio perchè mi sono posto un interrogativo; ed è una domanda che tengo particolarmente a fare a chi leggerà questa intervista:
perchè lasci che siano i media a stabilire il range entro cui tu puoi scegliere i libri che leggi?

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