Intervista scrittore Remo Badoer

Intervista a Remo Badoer autore del libro “Diffidate della realtà”.
Remo Badoer
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La redazione del sito Recensione Libro.it intervista lo scrittore Remo Badoer autore del libro “Diffidate della realtà”

Dovendo riassumere in poche righe il senso del tuo libro “Diffidate della realtà”, cosa diresti?

Il senso principale è quello di una serie di racconti brevi che possono rientrare in diversi generi (realistico, grottesco/umoristico, onirico e surreale) di facile e piacevole lettura e perlopiù divertenti, che hanno come denominatore comune l’evidenziare che non esiste una realtà oggettiva ma ci sono invece diverse realtà soggettive, basate su differenti punti di vista. I racconti intendono quindi essere fonte di intrattenimento e al tempo stesso vogliono invitare il lettore a guardare con occhio critico quello che noi abitualmente accettiamo come certezza assoluta aprendo le porte a una realtà plurima, diversificata, dove niente può essere dato per scontato e dove dietro l’angolo si può sempre trovare qualcosa di inaspettato e sorprendente.

Da dove nasce l’ispirazione che ti ha portato a scrivere questo libro in cui si va dal reale all’intangibile?

Non sono in grado di individuare una fonte di ispirazione unica o principale, direi che hanno contribuito molteplici fattori, tra l’altro nessuno indipendente ma tutti legati e interagenti fra loro. Riassumendoli, direi che una grande importanza hanno avuto le mie esperienze personali unite alla capacità di cogliere l’assurdità e l’umorismo nelle diverse situazioni quotidiane, però uguale valore lo attribuisco alla letteratura e all’arte, penso ai libri che ho letto o studiato, alle opere d’arte che ho avuto la fortuna di contemplare, alle musiche evocative che spesso mi hanno preso per mano verso luoghi sconosciuti… E non trascurerei neanche i sogni e le meditazioni dove il subconscio mi ha aperto (e mi apre) finestre privilegiate su visioni fantastiche uniche e irripetibili. Insomma una grande insalata condita in salsa di ironia e autoironia.

Cosa vorresti che i lettori riuscissero a comprendere leggendo le tue parole? Quale segno vorresti lasciare in loro?

Più che far comprendere qualcosa, mi piacerebbe che questi racconti stimolassero i lettori (senza impegno e senza voler essere troppo seriosi, per carità!) a considerare che ogni condizione umana, ogni storia e ogni aspetto della vita possono esser visti da altri punti di vista e che le contraddizioni e le complessità della nostra esistenza, anche nella tragedia, possono essere alleviate guardandole con occhi diversi. In definitiva, si dovrebbe uscire dalla lettura arricchiti, avendo esplorato realtà alternative e avendo sperimentato un dialogo creativo tra l’ordinario e l’eccezionale. Quello che poi dovrebbe restare, magari a lunga scadenza, è l’invito a guardare oltre la superficie delle cose e a cogliere la bellezza nell’insolito e nell’imprevedibile. Con la raccomandazione di non prendermi troppo sul serio.

C’è qualcosa che avresti voluto aggiungere al libro, quando lo hai letto dopo la pubblicazione?

Probabilmente altri racconti. Il fatto è che questo modo di vedere e raccontare le cose è come camminare su una ragnatela dove una visione tira l’altra e si trovano sempre dei sentieri che ti fanno girare da un’altra parte.

Se dovessi utilizzare tre aggettivi per definire “Diffidate della realtà”, quali useresti?

Multiforme, evocativo, sorprendente.

Perché credi si debba leggere il tuo libro?

Vorrei rispondere perché ogni singolo racconto è in grado di suscitare emozioni, di dare uno stimolo intellettuale, di offrire una fuga dalla quotidianità, di creare nuove aspettative, di riflettere sulla vita e sulla condizione umana, di ispirare la propria creatività, di…  beh, insomma, ci siamo capiti. Tutte cose vere, intendiamoci, ma dette così estremamente noiose. Fondamentalmente, io credo che uno debba leggere “Diffidate della realtà” perché è un libro divertente, sono racconti brevi ma incisivi, scritti con leggerezza anche se trattano temi importanti, godibilissimi e al tempo stesso mai banali. E poi, più di tutto, mi piace pensare che il lettore chiuda il libro con un sorriso, che la lettura l’abbia divertito e, perché no, fatto anche ridere. Un saggio tanto tempo fa aveva scritto “mostratemi le cose di cui un uomo non riesce a ridere e io vi mostrerò le sue catene”: ecco, la lettura dei miei racconti può alleviare, magari di poco e per poco, le catene che ognuno di noi si porta dietro.

Quali sono i tuoi prossimi progetti in fatto di scrittura?

Ho terminato una seconda raccolta di racconti sulla stessa linea di “Diffidate della realtà”, e sono nella fase della revisione finale. Allo stesso tempo, sto lavorando a due romanzi, uno piuttosto complesso, dove il fantastico prende la forma di un pericoloso gioco di evoluzione spirituale, e uno invece più leggero, di carattere umoristico.

Qual è il romanzo che hai letto quest’anno che ti ha più colpito e consiglieresti?

Più che averlo letto quest’anno, diciamo che sono riuscito a finirlo quest’anno, visto che era da un pezzo che lo prendevo, lo mollavo, lo riprendevo, ecc. Si tratta di “Infinite Jest” di David Foster Wallace, una lettura stupenda ma impegnativa, ho dovuto fare delle pause non tanto per la lunghezza del libro quanto per riflettere e digerire quello che avevo letto. Lo consiglio perché è appunto un romanzo straordinario sotto tutti i punti di vista, con il consiglio però di non lasciarsi travolgere dalla lettura, non è un libro che si legge per vedere come va a finire…

Adesso è il momento di porti una domanda che nessuno ti ha fatto ma a cui avresti sempre voluto rispondere.

Una domanda che non mi hanno mai fatto è: “Tu comprendi del tutto quello che scrivi?”, con l’attenzione su “del tutto”. È una domanda a cui per me sarebbe (è) difficile rispondere perché alle volte i lettori trovano in quello che scrivo significati, chiavi di lettura, qualcosa insomma a cui non avevo proprio pensato. La risposta quindi è “No” -però in fin dei conti la cosa mi piace e mi diverte.

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Recensione scritta da

Redazione - Recensione Libro.it

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