Intervista scrittore Riccardo Dri

Intervista Riccardo Dri autore libro "Vangelo secondo Matteo."
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La redazione del sito Recensione Libro.it intervista lo scrittore Riccardo Dri autore del libro “Vangelo secondo Matteo – Saggio per una interpretazione psicanalitica”

Dovendo riassumere in poche righe il senso del tuo libro “Vangelo secondo Matteo – Saggio per una interpretazione psicoanalitica”, cosa diresti?

Direi che dobbiamo imparare a leggere, che poi significa che dobbiamo imparare ad ascoltare. Infatti “Lo psicoanalista non legge il testo, lo ascolta”, (André Green). Se un uomo si proclama o si crede cristiano, deve sapere ciò cosa significa, la genealogia di questa idea, e riflettere sul fatto che diamo per scontato di comprendere un discorso, o un testo, o semplicemente un altro nostro simile, perché non abbiamo ancora sentito che “Udrete ma non comprenderete, guarderete ma non vedrete” (Mt. 13, 14-15.) In altri termini: conoscere significa dubitare sempre di ciò che abbiamo compreso o creduto di comprendere.

Questo è un testo di interpretazione psicoanalitica, e detto questo la prima cosa che ci viene in mente è l’inconscio, quale entità misteriosa. Soprattutto dopo studi in neuroscienze, mi domando se non sia vero il contrario, cioè che il luogo più misterioso in assoluto non sia invece la coscienza. Questi testi vanno riletti, e il libro è questa rilettura.

Da dove nasce l’ispirazione o l’idea che ti ha portato ad addentrarti in questa avventura tra psicologia e religione?

L’idea “ispiratrice”, per così dire, è l’interesse per i testi antichi in generale. Quando si parla dei testi antichi pensiamo subito ai Greci, e non sbagliamo in questo. Solo che tralasciamo la nostra doppia genitura: non c’è solo Atene, c’è anche Gerusalemme. Questi sono i nostri padri e madri, e l’Occidente è cresciuto proprio così, dibattuto tra l’amore e la devozione tra i nostri due genitori.

Cosa vorresti che i lettori riuscissero a comprendere leggendo le tue parole? Quale segno vorresti lasciare in loro?

Ho visto la reazione di molti miei “seguaci” (mi sembra che oggi si dica follower). Adesioni, preghiere, invocazioni, richieste di salvezza (e di salute). Non me l’aspettavo. Si rinforza l’ “udrete ma non comprenderete”. I testi evangelici presuppongono una rifondazione dell’uomo, non a caso Jung afferma che “Dovete essere lui stesso, non cristiani, ma Cristi, altrimenti non sarete pronti per il Dio che verrà” (C.G. Jung, [2012], p. 235.). E il Dio che verrà non lo troviamo in qualche tabernacolo, ma DENTRO DI NOI (“Il Regno di Dio è dentro di voi” [Lc.17, 20-21] (ἐντὸς ὑμῶν). “ἐντὸς”, come preposizione con il genitivo, significa: dentro di, all’interno di, quindi nei vostri cuori.).

Nietzsche fa eco scrivendo: “Si scopre la vita vera, la vita eterna: questa non è promessa, è qui, è dentro di voi (“es ist da, es ist in euch”, è qui, è dentro te): in quanto vissuta nell’amore, nell’amore senza sottrazione o esclusioni, senza distanza” (F. Nietzsche, L’Anticristo, § XXIX.). L’uomo più anticristiano conosciuto dalla filosofia è in realtà, come suggerisce Jung, un Cristo. Non è meraviglioso e spaventoso insieme? Questo è il segno.

C’è qualcosa che avresti voluto aggiungere al libro, quando lo hai letto dopo la pubblicazione?

Sicuramente sì. Tant’è vero che finito questo libro ho dovuto prenderne in mano un altro, il Vangelo secondo Giovanni, attualmente sottoposto alla lettura di un comitato di redazione, e che dovrebbe essere pubblicato a breve. Ciò che si è aggiunto è l’afflato filosofico dei testi evangelici, che in Matteo è stato necessariamente espunto (anche per non produrre un volume di 1000 pagine, che non avrebbe letto nessuno). Paradossalmente Giovanni è il testo che più potrebbe accordarsi all’orientamento trascendente delle masse, cioè un Dio al di là dell’uomo. C’è un teologo italiano a me molto caro, Baget Bozzo, che scrive:

“Cominciare ad annunciare il cristianesimo partendo da Gesù è peggio di un errore pedagogico, è iniziare un cristiano all’ateismo, perché per poter capire che cosa vuol dire che Gesù è Dio occorre prima capire chi è Dio. […] Dio non è il bene dell’uomo, non è in funzione dell’uomo, non è il suo senso, la sua giustificazione: è la sua origine” (B. Bozzo, [2001], pp. 29-31.). Jung potrebbe sottoscrivere senza cambiare una virgola.

Se dovessi utilizzare tre aggettivi per definire “Vangelo secondo Matteo – Saggio per una interpretazione psicanalitica”, quali useresti?

Userei: perturbante, esistenziale, fenomenologico.

Perché credi si debba leggere il tuo libro?

Non ho mai avuto l’ambizione che qualcuno dovesse leggere i miei libri. Sarebbe già moltissimo se essi fossero efficaci per far leggere in generale. Leggere cosa? Nei miei e altrui libri le pagine più importanti (che nessuno neppure guarda) sono le ultime, la bibliografia, che normalmente riporta almeno 200 titoli. Questi sono i libri che vanno letti. Io mi ritaglio solo il compito di suggeritore. Fatta questa premessa, direi che il libro va letto quale pretesto di riflessione, e per rifondare molte idee sbagliate che il tempo ha sedimentato nella nostra testa, cioè idee parassitarie che non sappiamo di avere (qui entra in gioco la psicoanalisi, che è perfetta per questo compito rivelativo). Dal momento che non sappiamo di averle, da parte nostra non c’è neppure un tentativo di correggerle.

Hai nuovi progetti? Stai scrivendo un nuovo saggio? Puoi anticiparci qualcosa?

Come detto ho concluso Il Vangelo di Giovanni, che spero sia accettato da un editore. Nel frattempo ho buttato le basi per un altro lavoro sulle favole, che si intitolerà proprio “Favole”. In questo testo prendo in considerazione le fiabe più conosciute per farne un’analisi psicologica e mostrare il loro significato meno evidente, partendo da un’affermazione di Rodari (l’unico italiano che ha vinto il premio internazionale Andersen): “La fiaba è il luogo di tutte le ipotesi”. Sembra che Freud abbia seguito questo indirizzo quando ha scritto “Fiabe nei sogni”, del 1913.

Qual è il romanzo o saggio che hai letto e ti ha più colpito emotivamente in quest’ultimo periodo?

Più di uno, ma se dovessi ridurre le letture a uno, direi “Alice nel paese delle meraviglie”, di Lewis Carrol. Pochi sanno che il titolo originale era “Le avventure di Alice sottoterra” (“Alice’s adventures under ground”). È un testo molto complesso, che non consiglierei a qualcuno “di primo pelo”.

Quale libro non consiglieresti mai a nessuno?

“Senso e denotazione” di Frege. La filosofia del linguaggio fatta dai neopositivisti non è proprio il mio campo. Confesso di non avere capito nulla, tanto che ho sostituito l’esame.

Adesso è arrivato il momento di porti una domanda a cui avresti sempre voluto rispondere ma che nessuno ti ha mai fatto…

Ah, certamente. Mi sarebbe piaciuto molto che qualcuno mi chiedesse se per caso io avessi fede oppure no (giusto per stare al tema del libro), perché ci si aspetta una risposta nota, sorta dal sì o dal no. In realtà né ho fede né non ne ho, perché la risposta più corretta a questa domanda è un’altra, e mi è suggerita da Carl Gustav Jung, che in vita non ha fatto altro che occuparsi di problemi di natura teologica, ed egli rispose: “Non ho bisogno di credere. Lo so”. [“Ich muss nicht glauben. Ich weiß.”, Intervista della BBC del marzo 1959, con John Freeman, in M. Stein, [2005], pp. 119 – 120 n. 1; e in W. Mcguire, R.F. Hull, A. Bottini, (A cura di), [1995], pp. 519 – 538. L’affermazione si trova a p. 524.]

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Redazione - Recensione Libro.it

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