Intervista scrittrice Manuela Mori

Intervista all'autrice Manuela Mori.
La Palla
Siamo corpi di abbracciare di Manuela Mori
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Recensione Libro.it intervista la scrittrice emergente Manuela Mori del libro “Siamo corpi da abbracciare”

Dovendo riassumere in poche righe il senso del tuo libro “Siamo corpi da abbracciare”, cosa diresti?

Direi che “Siamo corpi da abbracciare” è una specie di autoritratto che parte da lontano. Infatti, alcune poesie risalgono, almeno in embrione, a molti anni fa. Sono le più pessimiste, le più dure della raccolta, perché condizionate da situazioni personali oggettive che, per fortuna, negli anni si sono risolte.

Di conseguenza l’atteggiamento nei confronti sia di me stessa che degli altri, che della vita in generale, si è ammorbidito negli anni. Versi come quelli di “E’ l’Autunno” ne sono la prova. Ci tenevo molto a fare questa precisazione.

Da dove nasce l’ispirazione per questa raccolta di poesie così intense ed emozionanti?

Il libro, oltre che un autoritratto, si potrebbe definire una specie di mosaico. Alcune tessere sono riflessioni e reazioni istintive a mali sociali di vecchia data ma acuitisi molto ai nostri giorni. In particolare, la violenza contro gli esseri più deboli, che siano i migranti clandestini o le donne, maltrattate spesso fino alla morte. Il tutto fra l’indifferenza quasi generale di chi assiste. Sostanzialmente e colpevolmente, anche mia, purtroppo.

Altre tessere, le più, sono ispirazione del privato. Nascono dalla sfera degli affetti: amicali, genitoriali, di coppia, ma pure dal “privato” inteso come discesa fino all’intimo più profondo, fino a certi nodi, mai del tutto affrontati e sciolti.
Ho cercato, fin quanto ho potuto, di non avvolgere i versi che ne sono scaturiti in un ermetismo personale incomprensibile e spero di esserci abbastanza riuscita, perché la mia scrittura nasce anche dal bisogno di comunicare.

Cosa vorresti che i lettori riuscissero a comprendere leggendo le tue parole? Quale segno vorresti lasciare in loro?

Premesso che scrivo soprattutto per me, come fosse una specie di auto-terapia, che mi aiuti a meglio comprendere certi malesseri impalpabili come certi stati di gioia immotivata, la mia scrittura ha alla base anche, come dicevo sopra, una forte spinta verso gli altri.

Vorrebbe essere ponte, mano tesa, specchio in cui chi legge potesse riconoscersi; potesse commuoversi, nel senso non di piangere ma di muoversi insieme a me, al medesimo ritmo, al medesimo polso, davanti alle medesime cose.

Cosa ha provato Manuela  Mori durante la scrittura di questa silloge?

Per certe poesie, ovvero per quelle che si potrebbero definire specchio dell’inconscio, direi che ho provato un senso palpabile di alleggerimento, di liberazione.

C’è qualcosa che avresti voluto aggiungere al libro, qualche poesia scritta successivamente, quando lo hai letto in seguito alla pubblicazione?

Avrei voluto chiudere con questa poesia, facente parte della prima raccolta, perché fissa bene il punto di approdo attuale del mio viaggio interiore, ovvero un gran senso di quiete, di riappacificazione. Che davvero non mi pare poco.

Poveri resti di rami.
Ossi d’inverno
addolciti da capezzoli freschi.
Siete speranza sospesa nell’aria,
respiro immobile,
covi di fate invisibili all’occhio.
Importa, se il frutto sarà
dove la bocca segnò la crosta al ramo?
Se speranza sarà,
che importa in questa requie.

Se Manuela Mori dovesse utilizzare tre aggettivi per definire “Siamo corpi da abbracciare”, quali userebbe?

Uno solo. Direi che “Siamo corpi da abbracciare” è un libro “vero”.

Perché credi si debba leggere il tuo libro?

“Debba”, in questo contesto, mi suona come una specie di imperativo, come qualcosa di obbligato e non mi piace. Diciamo che il libro potrebbe interessare, forse, a chi cerca di definire meglio, per meglio tenerli a bada, certi malesseri, certi stati indefiniti di inquietudine, certe forme eccessive d’amore, che finiscono per far soffrire, più che dare piacere.

Hai nuovi progetti? Stai scrivendo un nuovo libro? Puoi anticiparci qualcosa?

Ho iniziato a fissare stimoli per nuove poesie. In questo senso Spesso, quando una situazione – e qualsiasi situazione può avere questo potere – mi suggerisce un endecasillabo perfetto, lo appunto, per poi tornare in seguito a lavorarlo fino a farne un componimento. Inoltre, ho iniziato a rivedere alcune poesie della prima raccolta, “La matrice della terra”. Le vorrei riproporre nella prossima pubblicazione, se ci sarà, insieme a quelle che potrebbero nascere d’ora in poi. Le sto rivedendo dal punto di vista della metrica.

Quel libro fu scritto per la gran parte a orecchio ma secondo me una poesia è compiuta quando il messaggio è “detto” in un ritmo quanto più possibile vicino alla musica, al canto. Solo la conoscenza e l’applicazione delle regole basilari della metrica può avvicinare a questo risultato.

Qual è il romanzo o la raccolta di poesie che hai letto e ti ha più colpito emotivamente in quest’ultimo anno?

Proprio in questi giorni ho finito di leggere il saggio biografico “Dante” di Alessandro Barbero, uscito nell’ambito delle celebrazioni per i 700 anni dalla morte del Poeta. Più che saggistica leggo narrativa e, soprattutto, poesia. Il 2020 è stato l’anno della scoperta del poeta Francesco Scarabicchi, di cui ho letto con piacere due delle opere fondamentali:  “Il prato bianco” e “Con ogni mio saper e diligentia”.

Inoltre, molto vicino alla poesia, pur non essendo un libro di poesia, non mi sono lasciata scappare “Miss Rosselli”, del poeta e scrittore Renzo Paris. Questa specie di memoir sulla grande Amelia Rosselli è stata l’occasione per rileggere alcune parti della produzione di questa grandissima poeta.

Quale libro Manuela Mori non consiglierebbe mai a nessuno?

Non mi permetterei mai di sconsigliare un libro. Prima di tutto, per il rispetto sacrosanto che, senza eccezione alcuna, merita il lavoro degli altri. Poi, perché credo non esistano libri belli o brutti. Moltissimo è legato ai gusti e alle affinità fra autore e lettore.

Adesso è arrivato il momento per porti da sola una domanda che nessuno ti ha mai fatto, ma a cui avresti sempre voluto rispondere.

Dopo questa intervista, quella domanda non esiste più. Infatti era: “Perché scrivi? Quale è il senso della tua scrittura?”.

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