Simone Colaiacomo: intervista scrittore

Intervista autore Simone Colaiacomo.
Simone Colaiacomo: intervista scrittore

Prezzo: € 15,00

Recensione Libro.it intervista lo scrittore Simone Colaiacomo autore del libro Dysangelium: Il diritto di non avere diritto alcuno

Dysangelium1. Dovendo riassumere in poche righe il senso del tuo libro Dysangelium, cosa diresti?

Dysangelium è un romanzo che parla di disastri in un pianeta che nel 1962, in piena Guerra Fredda, viene sconvolto da un conflitto atomico. In pochi si rifugiano sotto terra in bunker messi a disposizione dalla Chiesa di Roma, ma la permanenza forzata si prolunga per decenni e rimangono poche centinaia di superstiti che riemergono col nuovo millennio; questi trovano però un mondo la cui natura è stata sconvolta: temperature rigidissime, il cielo perennemente coperto da ceneri vulcaniche, piogge acide.
Inoltre le radiazioni hanno dato vita a una nuova razza di mutanti, gli Abomini.

Il mio libro è nato con l’intento di dare un messaggio ben preciso, quello di prendersi cura del nostro pianeta (per cui ho creato anche l’#SalvareLaTerra) per non lasciare alle generazioni future un mondo inquinato, dagli equilibri saltati. Dovremmo evitare di raggiungere il punto di non ritorno.

2. Da dove nasce l’ispirazione per questo libro in cui una scelta può cambiare la Storia? E dove bisogna imparare dagli errori commessi per evitare catastrofi?

Ho scritto Dysangelium per stimolare il pensiero libero, per dar voce alla possibilità – che sempre deve esserci – di cambiare, nonostante gli errori che si fanno. Tutti possiamo correggerci e in meglio.
Il pianeta devastato diventa un’opportunità per riscoprire se stessi, per comprendere quanto l’unità e la collaborazione possano dimostrarsi importanti per evolversi e far evolvere; dovremmo riflettere sulla potenza della Natura che, nel momento in cui violiamo i suoi equilibri ci rimette a posto.

3. Cosa vorresti che i lettori riuscissero a comprendere leggendo le tue parole? Quale segno vorresti lasciare in loro?

Che non è mai tardi per cambiare, che dalle crisi si può rinascere. Mai come in questi giorni, in cui ci troviamo chiusi in casa a combattere un Coronavirus che sta cambiando radicalmente le nostre abitudini, possiamo tirar fuori tutte le nostre risorse per superare anche questa assurda situazione.
I personaggi del mio libro mostrano il peggio e il meglio di sé, bisogna sempre credere e avere fiducia nelle proprie potenzialità come singoli e come collettività. Sulla situazione attuale, dico solo che si può sconfiggere e superare anche questa crisi solo se ognuno farà il suo.

4. C’è qualcosa che avresti voluto aggiungere al libro, quando lo hai letto dopo la pubblicazione?

Ritengo che il libro sia abbastanza equilibrato nelle sue parti, c’è l’avventura con la missione che un gruppo svolge, attraversando le terre abitate dagli Abomini – il famoso viaggio dell’eroe -, c’è un confronto tra filosofia nichilista e pensiero religioso – dove si evidenzia la corruzione della Chiesa ma anche quel lato puro che appartiene al pensiero originale, l’Amore che dovrebbe essere trasmesso da tale religione -, ci sono le storie singole dei personaggi che si intrecciano emotivamente, ci sono gli Abomini che simbolicamente rappresentano il lato oscuro di ognuno di noi. Un libro che ho cercato di rendere scorrevole e piacevole per i lettori di ogni genere.

5. Se Simone Colaiacomo dovesse utilizzare tre aggettivi per definire Dysangelium, quali userebbe?

Distopico, perché mostra una realtà parallela che potrebbe sempre presentarsi, visto che fino a poche settimane fa si parlava di possibile Terza Guerra Mondiale. Vorrei che i popoli trovassero nelle differenze un collegamento che li avvicini nella convivenza e nella condivisione.
Empatico, poiché leggendolo diverse persone mi hanno detto di essersi sentite coinvolte nelle vicende dei personaggi, come se fossero entrate nel libro e questo per me è importante e gratificante.

Sconvolgente, perché l’assurdità di alcune vicende che si trovano costretti a vivere i personaggi, proprio per “colpa” del secondo aggettivo, ci mettono davanti a una realtà che dovrebbe toccare certe corde, per poi poter cambiare. Mi collego qui al discorso di salvare la Terra, una mission che si sta rivelando essere sempre più impossible, a meno di non favorire politiche di riduzione dell’inquinamento anche attraverso l’economia circolare.

Roberta Gelsomino

6. Perché credi si debba leggere il tuo libro?

Si può leggere di tutto ormai, libri ben scritti e tentativi di autori che decidono di pubblicare un proprio testo per altre vie – senza entrare in argomenti che richiederebbero un discorso più lungo da affrontare, dal self publishing all’editoria a pagamento -. Questo è un fantascientifico post-apocalittico, distopico e filosofico-esistenziale, che detta così potrebbe anche spaventare.

Ma ho messo anima, passione, amore in quest’opera perché la scrittura è un’Arte che venero a tal punto da aver fondato una Casa Editrice NO EAP. Sta al lettore dare un giudizio dopo averlo letto. Apprezzo le critiche, genuine e motivate, le trovo uno stimolo alla crescita.

7. Hai nuovi progetti? Stai scrivendo un nuovo libro? Puoi anticiparci qualcosa?

Sto lavorando al seguito di Nostra Signora delle Ceneri, un Urban Fantasy uscito due anni fa sempre con le Edizioni Horti di Giano. La Casa Editrice occupa molto del mio tempo, quindi sto procedendo un po’ a rilento, perché facendo anche da Editor devo lavorare ai libri degli autori. Sto in prima linea, amo questo universo culturale e non so farne a meno! La notte raccolgo un po’ di tempo per dar forma e vita ai miei personaggi.

Comunque posso dire sul nuovo libro che dovrebbe uscire per la fine del 2020, che ci saranno anche alcuni personaggi presenti in Nostra Signora delle Ceneri che accompagneranno la storia tra omicidi, indagini, eventi misteriosi e occulti che si materializzeranno in una stupenda città esoterica. Non dico altro!

8. Qual è il romanzo che hai letto e ti ha più colpito emotivamente in quest’ultimo anno?

Come dicevo, leggo tanti libri ma la maggior parte sono le proposte editoriali che mi arrivano, poi ci sono quelli che propongo nel Club de Libro in cui faccio da moderatore nella sede della Casa Editrice.

Tempo per scegliermi un libro da leggere per puro piacere non c’è alla fine. Però, avendo una trasmissione radiofonica su Stap Radio che si chiama Genius Loci e si occupa di letteratura e curando un blog letterario, posso dcidere i libri da recensire e nell’ultimo anno ho letto Il Vampiro di Venezia di Giada Trebeschi, molto interessante con un’ambientazione affascinante e un tema che adoro. Però, se dovessi parlare di emozioni forti, segnalo il libro di Brenda Navarro, Case vuote, che tratta le tematiche della violenza sulle donne e della sparizione dei bambini in Messico; ho conosciuto l’autrice all’ultima fiera del libro di Roma a dicembre scorso.

9. Quale libro non consiglieresti mai a nessuno?

Domanda alla quale è difficile rispondere per me. Non amo parlar male della gente né dei libri. Se un libro non mi piace smetto di leggerlo, non lo recensisco, non ne parlo. In fin dei conti penso che si debba parlare del Bello, io sono alla costante ricerca di emozioni stimolanti e ciò che è brutto non lo considero.
Alla fine la selezione viene da sé.

Dedichiamo le energie allo splendore di ogni forma d’Arte e diamo voce alle emozioni che ne scaturiscono. Sollecitiamo il nostro essere.

10. Adesso è arrivato il momento per porti da solo una domanda che nessuno ti ha mai fatto, ma a cui avresti sempre voluto rispondere…

Una domanda su Dysangelium che nessuno mi ha mai fatto è legata al perché abbia deciso di citare due autori realmente esistiti nel libro. Li ho voluti inserire nella narrazione poiché sono due scrittori italiani che, per motivi diversi, non hanno ricevuto considerazione in vita. Uno in particolare è stato messo in disparte dalla critica.
Sto parlando di Guido Morselli e Dante Virgili. Due autori visionari ognuno a proprio modo i cui testi sono in possesso di uno dei personaggi del mio romanzo.

Ma soprattutto la presenza del primo è per me importante e simbolica perché rappresenta, come disse il critico letterario Giuseppe Pontiggia, una “proiezione esemplare dello scrittore postumo, respinto in vita dall’incomprensione dei giudici… le resistenze che hanno ritardato il suo riconoscimento hanno come causa particolare l’essersi, Morselli, scostato dalla linea tradizionale del romanzo italiano”.
Un omaggio, il mio, al merito non riconosciuto, se non troppo tardi.

Il messaggio che lascio ai nuovi scrittori è quello di non cedere allo sconforto di un rifiuto né alle lusinghe di chi vi propone una spesa in cambio della pubblicazione. Aspettate, perfezionatevi, cercate scambi con altri scrittori ed esperti del settore e il Sogno diverrà Realtà.

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