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Recensione libro L’estate dei dieci temporali

La majara si trascinava su e giù per il corridoio, con in mano un piatto di minestra al brodo di pesce che puzzava terribilmente. Sorrideva da dietro la veletta del cappello e venne a fermarsi davanti alla porta della mia stanza, mormorando una cantilena mai sentita prima… Appuiata' nta sta cantunera, dimmi cu sugnu nun mi diri cu era...
Radici d'infanzia Ali di vita
Recensione libro L’estate dei dieci temporali

Prezzo: € 3,99

Di cosa parla “L’estate dei dieci temporali” di Mariella Sparacino

“L’estate dei dieci temporali” è un giallo ambientato in Sicilia, opera prima della scrittrice Mariella Sparacino. Il libro si apre con il vicequestore aggiunto Milena Costa intenta ad entrare nella casa della sua infanzia alla ricerca di uno scialle che sua madre, trasferitasi in Australia, le chiede di recuperare.

La protagonista de “L’estate dei dieci temporali” non ha nessuna voglia di assolvere a questo compito, ma siccome la madre ne parla ad ogni telefonata, si costringe a farlo: deve trovare quel maledetto scialle.

Qualcosa, però, la distrae: poco distante dalla casa di sua madre, Milena sente un odore sgradevole, ormai divenuto familiare dopo le tante indagini condotte. In una delle case c’è sicuramente un cadavere che giace lì da qualche tempo. Seguendo il suo istinto, la vicequestore scopre che la morte ha fatto visita a Giuseppina Cesarò, detta la majara. L’anziana donna che aveva terrorizzato la sua infanzia per quella nomea da fattucchiera e per i suoi modi ruvidi. La majara è morta, seduta, davanti a lei un bicchiere d’acqua: tutto lascia pensare che, semplicemente, il tempo abbia fatto il suo corso.

Perquisendo l’abitazione, però, Milena si accorge di una lettera bruciata in un lavandino e questo bizzarro ritrovamento la insospettisce. Cercando ancora in giro vengono trovate: una foto di gruppo sul cui retro si legge “l’estate dei dieci temporali” e una lettera con versi in dialetto siciliano che parlano della morte. Per Milena ci sono abbastanza stranezze per non archiviare il decesso come una semplice morte naturale, come vorrebbero fare i suoi colleghi.

La mente di Milena inizia a macinare e, la sua vita – fatta di notti ricche di zapping, fine settimane in casa con la musica di Baglioni e tentativi ben riusciti di isolamento – viene totalmente rapita dall’estate dei dieci temporali. La protagonista del romanzo scopre altre lettere con indovinelli in siciliano di cui non riesce a comprendere il senso.

Uno di questi viene recapitato proprio a lei, come a volerla convincere che la sua intuizione è corretta: la majara non è morta per cause naturali. Dopo il messaggio a lei indirizzato, il quartiere della sua infanzia viene sconvolto da un’altra morte, anche questa apparentemente naturale. Si tratta di Concetta Di Natale, detta “la pipituna” e amica della majara. Anche in casa della pipituna viene ritrovata una lettera bruciata e un indovinello in siciliano.

Mariella Sparaccino muove la protagonista del suo romanzo in un intricato giallo che, per la complessità delle relazioni tra vittime e carnefici, richiama alla memoria “Il segno dei quattro” di A. Conan Doyle. Altri anziani, presenze più o meno velate della sua infanzia, vengono trovati morti nelle loro abitazioni: tutti con una lettera bruciata e un indovinello siciliano in casa.

Il filo conduttore tra le morti porta indietro nel tempo, quando la vita di una ragazzina viene spezzata attraverso il ricovero in manicomio. Le strutture per malati mentali e i metodi per la “cura” delle persone che venivano internate prima del 1978 – dell’approvazione della legge Basaglia che definisce accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori – sono argomenti sui quali il nostro paese non ha ancora fatto chiarezza assoluta (l’argomento è stato affrontato in qualche modo da Simona Vinci nel suo libro “La prima verità”).

Le emozioni più forti de “L’estate dei dieci temporali” riguardano proprio questo argomento delicato e ancora poco affrontato, raccontando come la vita nei manicomi fosse un vero e proprio inferno, dove gli uomini e le donne venivano sottoposti alle più atroci sevizie fisiche e psicologiche.

La figura di Carla, la ragazzina internata, si impone nello sviluppo delle indagini e la ricostruzione della sua vita conduce il lettore negli orrori dei manicomi. Milena, alle prese con la ricostruzione della vita di Carla, scopre quanto l’estate dei dieci temporali la riguardi da vicino: molto più di quanto si sarebbe immaginata.

Mariella Sparaccino, alla sua opera prima, scrive un romanzo interessante, costruito con meticolosa precisione. Si ritrovano spesso delle contrapposizioni esistenziali molto interessanti: restare e partire, oppressione e libertà e, soprattutto, passato e presente. E poi, forse, la più importante: vedere e non vedere.

“l’estate dei dieci temporali” è un libro ben scritto, con una trama capace di coinvolgere il lettore senza perderlo mai, pur conducendolo attraverso tanti argomenti: l’infanzia negata, la superstizione, la solitudine, la reclusione nei manicomi, la vendetta. Un libro bello, scritto con stile e vivamente consigliato.

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