Recensione Libro “L’incontro” di Michela Murgia

Citazione “Benedetto sempre sia il rispetto per la carne della nostra carne, ma la strada e l’averci giocato insieme offre ai bambini una più lata dimensione di parentela, che nemmeno da adulti sarà mai dimenticata.”
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Di cosa parla “L’incontro” di Michela Murgia

Dopo il successo di Michela Murgia con Accabadora”, libro con cui ha vinto il Premio Campiello 2012, la scrittrice sarda torna a pubblicare con la casa editrice Einaudi “L’incontro”, una piccola storia significativa, in cui ci parla di un luogo, dei rapporti che contano e di un paese spaccato a metà.

Trama libro di Michela Murgia

Il protagonista del romanzo “L’incontro” è Maurizio, un ragazzino che ama trascorrere l’estate assieme ai suoi amici credendo che nulla mai li dividerà. Ogni estate va a trovare i nonni a Crabras, dove sa di incontrare i suoi amici e poter vivere momenti di spensierata libertà.

Tutto sembra andare per il solito verso, fino a quando nella comunità nasce una nuova parrocchia. Questa novità creerà scompiglio fra i suoi abitanti, fino ad allora uniti.

Basterà l’arrivo di un nuovo prete, la nascita di una nuova parrocchia a innescare una serie di eventi che porteranno allo schieramento della popolazione. Anche i bambini saranno coinvolti in questa storia, perché dovranno decidere dove svolgere il loro ruolo di chierichetto. Maurizio vedrà uno dei suoi amici allontanarsi da lui e diventare suo “rivale” e l’identità di un gruppo disgregarsi facilmente e con velocità.

“L’incontro” di Michela Murgia è un libro che parla di legami, di rotture e riappacificazioni, ma soprattutto è una storia che racconta di identità e del concetto spesso dimenticato di “noi”. 

Quarta di copertina L’incontro

Maurizio ha dieci anni e non vede l’ora che comincino le vacanze. Per lui l’estate significa stare dai nonni a Crabas: lì ogni anno ritrova Franco e Giulio, fratelli di biglie, di ginocchia sbucciate e caccia alle libellule, e domina con loro un piccolo universo retto da legami che sembrano destinati a durare per sempre. Ma nell’estate del 1986 qualcosa di imprevedibile incrinerà la loro infanzia e mostrerà a tutti, adulti e ragazzi, quanto possa essere fragile il granito delle identità collettive.

Basta un prete venuto da fuori a fondare una nuova parrocchia per portare una scintilla di fanatico antagonismo dove prima c’erano solo fratellanze. In quella crepa della comunità l’estraneo può assumere qualunque volto, persino i capelli rossi di un inseparabile compagno di giochi. In questo racconto insieme comico e profondo, la penna inconfondibile di Michela Murgia ci regala una storia di formazione in cui il protagonista scopre – insieme al lettore – cosa significa dire “oi”. “Non era un pronome come negli altri posti, ma la cittadinanza di una patria tacita dove tutto il tempo si declinava così, al presente plurale”.

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Redazione - Recensione Libro.it

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