Svelata dal tempo
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Recensione libro L’ultimo pellegrino

C'era da dubitare della propria intelligenza dando la disponibilità per un turno extra la settimana prima della festa nazionale, il giorno peggiore per chi lavorava in polizia.
Recensione libro L’ultimo pellegrino

Prezzo: € 19,50

Recensione e trama del libro L’ultimo pellegrino di Gard Sveen

Tommy Bergmann è un bravo poliziotto e anche un illuso: crede ancora di salvare Oslo dalla perdizione. La osserva dall’alto del Dipartimento di Polizia e dubita della sua intelligenza, per aver accettato di prestare servizio notturno alla vigilia della Festa Nazionale norvegese.

È così che incontriamo questo nuovo protagonista dei gialli scandinavi, nell’opera prima di uno scrittore esordiente. Il titolo è L’ultimo pellegrino, spy story poliziesca pubblicata nelle Farfalle Marsilio (marzo 2018, 590 pagine, 19.90 euro). L’autore è Gard Sveen.

Nato nel 1969, politologo, consulente del ministro della Difesa norvegese, vive non lontano da Oslo e al debutto Gard Sveen ha vinto entrambi i massimi riconoscimenti scandinavi per la letteratura poliziesca, com’è accaduto finora solo a Jo Nesbo.

L’ultimo pellegrino è dunque il primo titolo di Sveen, diffuso in dodici Paesi e il primo episodio della serie thriller dell’ispettore Tommy Bergmann.

Sul lavoro è ok, ma come uomo lascia a desiderare. Si perde in scommesse infantili, indulge ad atti violenti incontrollabili. Picchiava la moglie, per un “NO”, per qualche errore che vedeva solo lui, bastava poco per farlo infuriare. La sua Hege dai capelli d’oro non ce l’ha fatta, lo ha piantato.

Tommy è sul terrazzo quando arriva la chiamata del collega Momsen. Quattro studenti in medicina hanno trovato delle ossa umane nel bosco. L’ultima cosa che Bergmann farebbe è tornare un bosco: da quel cadavere, quindici anni fa, non si è ancora ripreso.

Due adulti e un bambino, ecco a chi appartengono gli scheletri. I più grandi presentano un foro in testa. Sono lì da moltissimi anni. Infatti, il racconto delle indagini attuali si alterna a pagine che riportano indietro fino al maggio 1945, alla difficile ripresa di una vita normale da parte dei componenti del Milorg, l’organizzazione militare della resistenza antinazista norvegese, uno dei resistenti, il capitano Kaj Holt, è perseguitato dai rimorsi, sogna ogni notte le persone che ha ucciso, giovani, anziani, padri di famiglia perfino una mamma-ragazza di appena 19 anni.

Riusciva ancora a sentirlo quel pianto, oltre la porta. Se lo vedeva davanti il piccolo, solo sul letto, mentre sua madre bambina giaceva a terra in una pozza di sangue.
Nessuno è senza colpa.

I futuri lettori del libro L’ultimo pellegrino vanno messi al corrente anche del colpo di scena in coda alle prime tre pagine introduttive del romanzo: una giovane domestica scopre il cadavere dell’ex ministro del Commercio, massacrato a coltellate, decine di colpi, inferti con furia cieca. Accanto, sgozzato, il suo setter. Era un cane vivace.

Prende sempre più forma il romanzo d’esordio di questo sorprendente consigliere politico, ora scrittore di vaglia. La costruzione narrativa è matura, compiuta, mai un’esitazione, specie nella fase iniziale, quando gli tocca inquadrare due dimensioni temporali lontane, che finiranno per incontrarsi, se ne ha la netta impressione.

“Per sempre tuo, Gustav”, è inciso nella fede all’anulare di uno degli scheletri. Era una donna, dunque, anzi tre, o meglio due sui trent’anni e una bambina di otto, le uniche la cui scomparsa era stata denunciata, ma non a Oslo, a Horum, il 28 settembre 1942. Giustiziate con un proiettile in testa, ma la piccola ha il cranio intatto, non le hanno sparato. Un pensiero spaventa Bergmann: sepolta viva?

Quest’uomo è tanto sensibile e intimamente fragile quanto individualista e violento con gli gli è caro. Si rivede incombere su Hege, accasciata in bagno. Gli aveva rinfacciato più volte che si comportava come se non volesse essere amato.
Non mi uccidere,Tommy!

Una delle due vittime era sposata? Aveva denunciato la scomparsa delle tre Gustav Lande, uomo d’affari militante nel Partito fascista norvegese e in ottimi rapporti con gli occupanti tedeschi. Morto suicida a metà 1944.
Non senza un colpo di fortuna, le indagini consentono di mettere a fuoco le parentele.

La piccola Cecilia era figlia di Lande, a sua volta vedovo e fidanzato con una delle due giustiziate. L’altra era la domestica, secondo la denuncia. Quanto alla piccola, aveva un difetto congenito che la rendeva claudicante. Per questo non aveva potuto sottrarsi alla mattanza?

Il progresso delle indagini è condotto da Sveen con tanta maestria che i lettori vengono magneticamente attratti nelle pagine di questo poliziesco storico che ha tante frecce nel suo arco, per conquistare appassionati e fedelissimi di quella che si annuncia una serie di successo.

L’ultimo pellegrino è decisamente un romanzo in crescendo, che non si vorrebbe lasciare mai. E dire che per gran parte della narrazione non c’è azione, solo indagini, ma corrono più veloci di una Formula 1.

Non sono poche le risposte da cercare. Ce c’è anche da scoprire chi ha ucciso, quando e perché, e soprattutto cercare di sapere dove porterà il carattere di Tommy.

Recensione libro scritta da Massimo Valenti

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