Forse_la_felicita
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Recensione libro La dama di Barcellona

Lo chiamano il Pozzo dell’Annegata. Dicono che se ne sta lì sotto a piangere da secoli. Tutte le sorelle l’hanno sentita, da quando hanno memoria. Non passa mese senza che una notte non pianga.
Nigredo
Recensione libro La dama di Barcellona

Prezzo: € 18,60

Trama, recensione e commento del libro La dama di Barcellona di Daniel Sánchez Pardos

Agosto 1854, vietato circolare di notte a Barcellona. C’è il coprifuoco da quando gli operai tessili hanno cominciato a bruciare i telai automatici che stanno rubando il lavoro nelle fabbriche.
Ed ora hanno preso anche a incendiare i magazzini al porto e le navi che trasportano merci per quelle aziende.

Una atmosfera cupa, caldo umida e nervosa quella in cui si svolge la trama gialla del nuovo romanzo di Daniel Sánchez Pardos. L’autore catalano de Il segreto di Gaudí (Corbaccio, 2016), è al secondo successo internazionale con La dama di Barcellona, pubblicato sempre nella collana Narratori Corbaccio (2018, 432 pagine, 18.60 euro).

Giallo e mistero. L’ispettore Octavio Reigosa e il dottor Andreu Palafox, venticinquenne anatomista e collaboratore del Corpo di vigilanza di Sua Maestà, sono diretti verso il solitamente impenetrabile monastero delle clarisse, in Plaza del Rey. Sanno di avere appena una manciata di minuti per fare il sopralluogo e che solo i buoni rapporti del vescovo con il giovane medico hanno convinto la rigida superiora.

La novizia che li guida nel convento di Santa Clara assicura che nessuno conosceva la morta, ma tutte l’avevano sentita piangere centinaia di volte: non passa mese che non si manifesti, almeno una notte. Dicono che stia da secoli sotto il Pozzo dell’Annegata. Lo chiamano così quello che spunta nel patio. Ora è secco e l’hanno scavato tante volte, senza trovare niente. Perché l’annegata non era nel pozzo, ma nel sotterraneo accanto.

È una parte dell’edificio trascurata da secoli. Vi trovano madre Pietà e un’altra suora, accanto a un sarcofago di pietra, rinvenuto dai muratori nel corso dei lavori là sotto. Custodisce il corpo di una giovane, intatto. È bionda, abbigliata come un’antica romana, con due monete sugli occhi azzurri e una sulla bocca.

Hanno solo dieci minuti e incrociando le verifiche dirette e le dichiarazioni delle monache, il quadro sembra confuso. Un vecchio sarcofago, tre monete romane luccicanti, una tunica che si disfa al minimo contatto, unghie dei piedi che diventano nere esposte all’aria e una coroncina di fiori intorno alla testa che si è ridotta in polvere appena spostata la lastra superiore.

Un corpo incorrotto da secoli, che ora sarà finalmente sepolto in terra consacrata: questa la versione delle monache. Per loro si tratta di un miracolo.
Al dottor Palafox sembra un omicidio. I globi oculari sono freschi, indecomposti. Al tocco del bisturi, i tessuti cutanei sono elastici. La pelle conserva una lucentezza bluastra. La morte può risalire al massimo a settantadue ore prima.

La dama nel pozzo è un mistero, non un miracolo.
Certo, per essere accreditato un prodigio ha bisogno di testimoni e loro sono stati usati probabilmente proprio per assumere questo ruolo, altrimenti le suore avrebbero dato sepoltura in silenzio al cadavere. Nessuno ne avrebbe saputo niente, a parte il vescovo, naturalmente.

Un miracolo fa sempre comodo, pensano i due laici e d’accordo con loro è una donna molto moderna, la signorina Teresa Urbach, trent’anni, una scrittrice di buona famiglia, amica di Palafox, che in una visita le riferisce dell’altro cadavere, un cinquantenne inglese, accoltellato e derubato in un albergo.

La sapientissima “penna” di Sanchez Pardos guida la narrazione del libro La dama di Barcellona in modo certamente efficace. La curiosità cresce pagina dopo pagina.

Occorre sapere qualcosa in più di Andreu. Vive da solo, a parte un’intelligente domestica tredicenne e il gatto Baffetto. Non esercita più la professione medica, per qualcosa che gli è accaduto tre anni prima e che ha a che fare con delle allucinazioni che lo hanno condotto anche in una casa di cura, tanto simile a un elegante manicomio.

Palafox ha il dono del tempo, secondo il vescovo Riera, che ha tutta l’intenzione di sfruttare il miracolo contro il laicismo che prevale a Barcellona e le altre patologie che si vanno scatenando: oltre alla rivolta contro i telai, sta divampando un preoccupante focolaio di colera, in un quartiere della città.

L’ispettore Reigosa non intende fare a meno della competenza di Andreu, lo considera il medico legale più capace, ne ha già dato prova collaborando con il Corpo, prima dell’episodio che lo ha mandato in disgrazia, costringendolo a limitarsi a riparare ingranaggi di orologi preziosi, piuttosto che corpi umani.

Il medico sospeso e la scrittrice di romanzi scandalosi per quei tempi seguono la pista del delitto nell’albergo e risalgono a una scoperta che potrebbe collegare il caso a quello della ragazza nel sarcofago.

Nella clinica psichiatrica Neothermas del dottor Carrera è ricoverata una giovane bionda, con gli occhi azzurri e la pelle lucentissima. La donna è stata trovata dalle suore di Santa Clara seduta accanto al pozzo, incapace di parlare e di comprendere. Senza memoria.

È in tutto simile alla “dama”, Palafox comincia ad azzardare che qualcuno abbia sostituito l’antico cadavere, rivestendo quello recente con tunica, coroncina e monete funerarie trovate nel sarcofago.

Entrano in gioco nel romanzo La dama di Barcellona terapie psichiatriche non protocollari, un misterioso uomo in nero e il progetto di abbattere le vecchie mura, che il vescovo considera un affronto alle origini romane di Barcellona.
Sacro e profano si mescolano in una città buia come mai, anche in pieno giorno.

Recensione libro scritta da Massimo Valenti

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