Recensione Libro La grande cecità

Una veloce decappottabile – un prodotto per eccellenza dell’economia basata sui combustibili fossili – non ci attrae perché ne conosciamo minuziosamente la tecnologia, ma perché evoca l’immagine di una strada che guizza in un paesaggio incontaminato; pensiamo alla libertà e al vento nei capelli; a James Dean e Peter Fonda che sfrecciano verso l’orizzonte; a Jack Kerouac e a Vladimir Nabokov. Questa cultura, così intimamente legata alla storia del capitalismo, è stata capace di raccontare guerre e numerose crisi, ma rivela una singolare, irriducibile resistenza ad affrontare il cambiamento climatico.
Quattro
Recensione Libro La grande cecità

Prezzo: € 16,50

Di cosa parla La grande cecità di Amitav Ghosh

In occasione della Giornata Mondiale della Terra 2017, Neri Pozza ha pubblicato il libro di Amitav Ghosh, La grande cecità. Alcuni anni fa l’autore lavorando alla stesura de Il paese delle maree, scopre che i mutamenti geologici che stanno avvenendo nel Bengala apporteranno un cambiamento irreversibile. Il segno di un’inarrestabile ritrarsi delle linee costiere e di una continua infiltrazione di acque saline sulle terre coltivate sono i segni più evidenti di quello che presto avverrà.

Ghosh decide così di andare in fondo all’argomento e scrive un saggio in cui esamina la nostra incapacità di cogliere i cambiamenti climatici e di trovare relative soluzioni. Punto di partenza per l’autore è il nostro fallimento nell’immaginare il futuro, la colpa di aver nascosto la testa sotto la sabbia e distolto lo sguardo da ciò che stava accadendo intorno a noi. La domanda, per Ghosh, nacque perciò spontanea: come reagisce la cultura e, in modo particolare, la letteratura dinanzi a questo stato di cose?

La risposta è contenuta nel libro La grande cecità in cui l’autore della trilogia della «Ibis» ritorna con efficacia alla scrittura saggistica. La cultura è, per Ghosh, strettamente connessa con il mondo della produzione di merci. Ne induce i desideri, producendo l’immaginario che l’accompagna ma purtroppo non ne prende posizioni.

I custodi del cigno

Secondo l’autore, gli attuali eventi climatici riempiono le pagine delle più autorevoli riviste letterarie in lingua inglese, come la London Review of Books, la Literary Review o la New York Times Book Review, ma il tema del cambiamento climatico non compare quasi mai nei romanzi e nei racconti.
Anzi, si potrebbe sostenere che la narrativa che si occupa di cambiamento climatico sia un genere che le riviste letterarie non prendono sul serio; la sola menzione dell’argomento basta a relegare un romanzo o un racconto nel campo della fantascienza.

Ghosh sia nelle sue conferenze in giro per il mondo che in questo saggio sostiene le responsabilità storiche delle nazioni che hanno causato il cambiamento climatico ed è chiaro che l’India e la Cina, che hanno seguito uno sviluppo spartano, pagheranno le conseguenze di un’economia consumista, con alta intensità di emissioni di monossido di carbonio, attuata dall’Occidente.

Nel libro, Ghosh si preoccupa come una finta “politica di salvataggio” abbandonerà i poveri del sud del mondo al loro destino mentre sosterrà i ricchi occidentali nella loro vita agiata. L’autore è particolarmente diffidente sull’Accordo di Parigi sul clima del 2015 e dice chiaramente che è solo un disperato sforzo per soddisfare e mettere d’accordo tutti.

Egli non nutre speranza nel futuro, poiché gli atteggiamenti egoisti resteranno pre-dominanti e gli sforzi individuali verranno meno. Ghosh dichiara in maniera categorica che le generazioni future pagheranno amaramente il fallimento con cui è stato affrontato il riscaldamento globale e che la Terra ci presenterà un conto ben salato.

Infine, pur avendo poche soluzioni da offrire, egli spera che il cambiamento climatico possa diventare la principale preoccupazione degli scrittori di tutto il mondo.

La grande cecità è un saggio intelligente ed elegante, un moderno “Cantico delle creature”. D’altronde è proprio lo stesso Ghosh che riprende le parole dell’enciclica di Papa Francesco sulla cura della casa comune vista come una sorella, con la quale condividiamo l’esistenza, e come una madre bella che ci accoglie tra le sue braccia: «Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre Terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba ».

Recensione scritta da Milena Privitera

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