Recensione Libro “La strada di Smirne” di Antonia Arslan

Citazione "Quel giorno capii subito, in modo molto elementare ma chiarissimo, che dovevo parlare io;che se non avessi parlato, e detto la verità, chiunque mi avrebbe potuto chiamare verme, cioè il massimo dell’oltraggio nel linguaggio dei fratelli Arslan; e la signorina Arpiarian a un verme non avrebbe più letto i fondi del caffè e non avrei più visto le torri della città di Costantino."
La strada di Smirne
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Di cosa parla “La strada di Smirne” di Antonia Arslan

Antonia Arslan nel libroLa strada di Smirne” riprende il racconto precedente “La masseria delle allodole”, dando maggior attenzione ai personaggi di Ismene e Nazim.

Come nel primo romanzo sono le donne che vengono valorizzate. Viene dato il giusto spazio al valore del loro tremendo ruolo.

Anche nel secondo romanzo due mondi si contrappongono: le fiamme dell’inferno e la salvezza del paradiso. In Italia la guerra è lontana e la persecuzione pure. Yerwant farà di tutto per dare un futuro sereno ai suoi figli ed ai nipoti che ha accolto, a discapito della perdita dell’identità nazionale, tanto è vero che oltre a modificare il suo cognome farà di tutto per dimenticare la piccola città e ciò che essa rappresentava.

Intanto Ismene cerca di salvare ancora vite e si dà da fare all’orfanotrofio tedesco di Aleppo, che alla fine della guerra verrà spostato a Smirne.

Per tre anni i superstiti penseranno di poter ricostruire i loro destini, illudendosi che la sconfitta dei turchi sia definitiva. Ignari si sposano, fanno progetti, cercano di recuperare i loro averi, ma ahimè vanamente.

Commento libro

La figura più affascinante dei due romanzi, “La strada di Smirne” e “La masseria delle allodole”, è Ismene, una lamentatrice greca amica fidata di Shushanig (moglie di Sempad il farmacista). Oltre ad essere un personaggio chiave che rappresenta l’ingegno e la determinazione femminile nel superare le difficoltà, ha un misticismo a metà fra fattucchiera e angelo divino con una soluzione sempre a portata di mano.

Come Nazim, definito dalla stessa autrice come “verosimile”, appartiene a quei personaggi creati, in un certo senso, per omaggiare la memoria di coloro che in un modo o nell’altro hanno alleviato le pene dei deportati o addirittura si sono opposti alle ordinanze del governo dei giovani turchi. Quelli che vengono definiti dal popolo armeno “I Giusti”.

“La strada di Smirne”periodo storico narrato 1916-1919, pubblicato nel 2009 da Rizzoli (versione letta ristampa della BUR 2015), 286 pagine.

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Recensione scritta da

Paola Maddaluno

Laureata all’Università di Napoli l’Orientale in Studi Comparatistici lingue e letterature Cinese e Anglo-Americane. Ha partecipato attivamente come volontaria presso l'ONG AFS/Intercultura promotrice di scambi culturali a Napoli, poi a Siena.Oggi vive a Parigi sempre coltivando il suo interesse per il multiculturalismo e la buona lettura.

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