Recensione Libro Nessuno muore in sogno

Teatro. Il pm che si scaglia contro l'avvocato, col quale va a sciare la domenica o a bere la sera, il procuratore che va a letto col giudice. I tribunali e la giustizia che dovrebbero rappresentare.
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Recensione Libro Nessuno muore in sogno

Prezzo: € 18,00

Di cosa parla Nessuno muore in sogno di Katia Tenti

Jakob Dekas, quante consonanti tra nome e cognome, eppure è italiano, sebbene non italianissimo. Da un lato pesano la cittadinanza tricolore e il passaporto con lo stemma della nostra Repubblica, dall’altro contano le origini altoatesine e quella sud tirolese è una minoranza etnico-linguistica legalmente tutelata.

Il dottor Dekas è bolzanino, proprio come la scrittrice alla quale il nostro magistrato deve l’esistenza, in romanzi polizieschi come il più recente, Nessuno muore in sogno di Katia Tenti, pubblicato nel 2017 da Marsilio, nella collana Farfalle (412 pagine 18 euro).

Il debutto di Jakob e l’esordio narrativo di Katia Tenti risalgono invece al 2014, col romanzo Ovunque tu vada, sempre per i tipi Marsilio, primo della serie del sostituto procuratore di Bolzano che ama la musica classica, il buon vino e correre in montagna.

Un Pubblico Ministero in freddo con la giustizia. La ritiene difettosa, poco trasparente, troppo clemente con i reprobi e invischiata in un gioco delle parti tra accusa, difesa e corte giudicante.

Un PM turbato, ma non disturbato, in questo nuovo giallo di Katia Tenti, pieno di soggetti che pure sembrano rivelare chiari disturbi della personalità. La grandissima parte di chi si presenta sulla scena del racconto è in preda a disagi da sviscerare sul lettino dello psichiatra: gente sofferente, insicura, atteggiamenti scomposti, ansie evidenti. Quello che non disturba affatto è lo stile della scrittrice, puntuale, scorrevole, decisamente apprezzabile.

Un tipo da prendere con le pinze. Quando il maresciallo Barra si sbatte per portarlo sul luogo dov’è stato rinvenuto il cadavere di una ragazza, ad irritarlo non è l’essere strappato dalle ferie. È evidente che dietro l’insistenza c’è una precisa indicazione del Procuratore. Infatti è l’identità della vittima a impensierirlo. Conosce una Claudia, trentunenne figlia di conte, altezzosa e magnifica, con qualcosa che la rende molto attraente, pur non essendo una gran bellezza.

Non può essere lei. Claudia è nobile e abita in una villa a Cornaiano. L’altra Claudia è stata trovata all’interno di una casetta, nella frazione di Caldaro, a venti minuti di distanza dalla ricca abitazione. Non può essere la stessa persona.

Era stata a casa di Jakob una volta sola, ma c’era stata, col suo vestitino di seta cangiante. Lì non era entrato mai nessuno, a parte lei e una sola volta. L’aveva supplicata di venire.

Oltre

Il ricordo del corpo eccitante, avvolto in una pelliccia, si sovrappone alla vista del corpo morto che gli è davanti: diverso, eppure appartenente alla stessa donna. Sdraiata sul divano, prona, braccia penzoloni, faccia in giù, nuda. I capelli scuri sono corti, eppure li ricordava lunghissimi.

Neanche il tempo di guardare intorno e già la stampa è addosso alla Procura. Si tratta della seconda donna trovata morta in casa. Vengono avanzante ipotesi di legami col primo caso.

La realtà smentisce le fantasie di Jakob. Pur essendo una professionista del sesso d’alto bordo, Claudia manteneva la copertura di uno studio da architetto. L’altra vittima era una dentista quarantenne. Entrambe donne, quindi, impegnate in una professione, sentimentalmente indipendenti, single, scure di capelli, non giovanissime. In più, c’è il particolare dei capelli della dentista mozzati dall’assassino con una lama lunga, prima della morte, e gettati in un cassonetto della spazzatura. Data la linea irregolare, la testa non stava ferma durante il taglio.

Dekas non può nascondere a lungo la sua storia con Claudia. Sente di non poter andare lontano. Si sfoga con Barra, gli dice della relazione, assicura di non averla mai pagata.

Perché questa vicenda lo affligge tanto? Conosce la risposta da sempre: il sogno di rendere giustizia alla morte, accarezzato dall’adolescenza, si sta rivelando un fiasco. Il decesso di persone note aggrava il senso di fallimento. Il problema della giustizia è che viene amministrata dagli uomini: e lui fa pienamente parte della categoria (non se ne cruccia mai abbastanza).

Il romanzo Nessuno muore in sogno procede sicuro e attraente seguendo i tanti personaggi man mano introdotti in scena. L’azione principale si sviluppa a Bolzano, nel 1999, ma qualcosa nei prologhi è accaduto precedentemente.

I caratteri di tanti si distinguono sempre di più, arricchirli progressivamente è un altro pregio dell’autrice altoatesina. C’è la pediatra pneumotisiologa, la dottoressa Lena, detta Luft-ansia per evidenti motivi e di cui il fin troppo riservato collega Italo è innamorato. Si fanno notare Emma Blaas, sostituita procuratrice omosessuale con le orecchie a sventola; Roswita, segretaria bacchettona di Jakob e il capitano Malacarne, dritto come un fuso, alto due metri, volenteroso sul lavoro e con una moglie socialmente inadatta. Il perché è tutto da scoprire.

Nel libro Nessuno muore in sogno vengono descritte, inoltre, due coppie simmetriche: marito padre padrone, moglie succube, figli piccolissimi preda di padri convinti di poterli educare con un rigore spartano d’altri tempi. Non sanno quanto sbagliano. E non è detto che lo capiranno.

Recensione scritta da Massimo Valenti

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