Recensione Libro L’assassino, il prete, il portiere

Citazione “… il giornale pubblicò un articolo di cronaca scritto da una delle firme più note della testata. La giornalista esordì con un: ‘Sono mamma. Sono una pendolare. E ho paura.”
La Palla
L'assassino, il prete, il portiere
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Di cosa parla L’assassino, il prete, il portiere di Jonas Jonasson

Lo scrittore svedese Jonas Jonasson ci ha abituato troppo bene con i suoi precedenti romanzi e appena uscito il suo nuovo libro L’assassino, il prete, il portiere, edito dalla casa editrice Bompiani, non poteva che essere divorato da un’appassionata delle sue storie come me.

Questo romanzo, devo essere sincera, non è brillante con Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve, un libro esilarante, né è ben architettato come L’analfabeta che sapeva contare, ma anche se non è allo stesso livello dei precedenti, L’assassino, il prete, il portiere è comunque un bel libro, al di sopra della media.

La prima risata l’ho fatta dopo una sessantina di pagine, non male, ma non come mi era capitato con gli altri due dopo appena qualche pagina. L’idea di fondo è molto carina, politicamente scorretta come sempre e dai risvolti imprevedibili.

A esser protagonisti di questa strana vicenda sono un portiere di un ex luogo di incontri, un prete donna che è in perenne contrasto con Dio e un assassino, un uomo poco raccomandabile che ha passato la maggior parte del suo tempo in galera.

I tre sconosciuti s’incontrano per caso e, disperati per le pieghe che sta prendendo la loro triste esistenza, decidono di mettersi in società per raggranellare qualche soldo.

Sfruttando le innate capacità dell’assassino di rompere qualsiasi osso del corpo di un uomo, utilizzando le doti comunicative del prete e l’organizzazione maniacale del portiere, mettono in piedi un’attività che frutta davvero tanto.

Il loro progetto è di farsi pagare anticipatamente e profumatamente da chi desidera chiudere un conto in sospeso con un nemico facendogli rompere una rotula, un braccio o uno zigomo dall’assassino e mandare l’avanzo di galera a chiarire con la forza la questione.

Sono molti i malavitosi e gli insospettabili che si rivolgono a loro per mettere i puntini sulle i e gli affari vanno a gonfie e vele fino a che l’assassino, dopo un dialogo sconclusionato con il prete donna, non decide di intraprendere la retta via indicata da Dio.

A quel punto, non solo l’assassino ha deciso di non rompere più le ossa a nessuno, ma di volere i soldi dei precedenti lavori dai suoi soci per devolverli in beneficenza, mettendo a rischio non solo l’affare, ma anche la loro stessa vita.

Come trama quella del libro L’assassino, il prete, il portiere non è per niente male, anzi, come sempre trovo geniali le idee di Jonas Jonasson, che con la sua follia riesce a inventare storie surreali, ma con guizzi intelligenti riconducibili alla realtà che viviamo.

Quello che trovo un po’ deludente nella storia è frutto solamente del paragone che viene naturale fare con i suoi due
precedenti grandi successi, che hanno non solo fatto conoscere lo scrittore Jonas Jonasson in tutto il mondo, ma gli hanno fatto vincere numerosi e importanti premi, tra cui lo Swedish Book Seller Award 2009 vinto anche da Stieg Larsson qualche anno prima.

L’assassino, il prete, il portiere è sicuramente un libro da leggere, un romanzo fuori dagli schemi, irriverente e ironico. Quest’ultimo di Jonasson è un libro consigliato assolutamente, e se non lo avete ancora fatto leggere i suoi due romanzi precedenti.

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Redazione - Recensione Libro.it

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One Comment on “Recensione Libro L’assassino, il prete, il portiere”

  1. Anche togliendo il paragone con gli altri due volumi, di cui questo libro risulta essere l’ultimo agonizzante respiro di una creatività morente, il libro a mio parere è decisamente AL DI SOTTO DELLA MEDIA. Una narrazione stanca, che si ripete e che tenta disperata di prolungarsi per aumentare il numero di pagine. Cito come esempio il background dei protagonisti che ci viene rivelato all’inizio, quattro/cinque volte in mezzo al libro e ancora una volta nell’ultima parte. In cui del resto non si aggiungono informazioni nuove, ma si ripetono le stesse, solo con parole diverse. Oltre a questo, la stessa ironia irriverente dell’autore in questa sua opera cala a picco. La stessa ironia infatti si può ritrovare in tutte le scuole primarie. Un’ironia ingenua e forzata e ripetuta più volte come un comico scadente che ripete la sua battuta quando la prima volta nessuno ha riso.
    Una delusione di libro a mio parere. L’autore si trova a dover scegliere quale strada scegliere. O continua a riscaldarci la minestra, che probabilmente al pubblico piace e quindi trova favore di mercato, o si deve reinventare, scandagliare nuove strade, portandosi dietro il bagaglio del suo stile originale, ma senza trascinarsi dietro del materiale ormai scaduto.

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