Recensione Libro Sirene

Citazione “La minuscola sirena staccò la bocca dai capezzoli della madre e allungò la lingua verde azzurra verso di lui, leccandogli le dita.”
Sirene di Laura Pugno
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Di cosa parla Sirene di Laura Pugno

Sirene è ambientato in un futuro acquatico, più liquido che solido, in cui i sentimenti sono ridotti all’essenziale e si pensa al passato invece di guardare al futuro. È una cappa grigia e amorale quella che getta sulla società di domani la scrittrice romana Laura Pugno, nel romanzo fanta-sociale che l’ha resa nota alla prima uscita, dieci anni fa, non ancora quarantenne.

Sirene è tornato nelle librerie a luglio 2017, per i tipi delle edizioni veneziane Marsilio (134 pagine 14 euro).

Laura immagina un pianeta malato, una società ristretta al minimo essenziale, un’attività sessuale ricondotta quasi allo stato animale (animale, non animalesco, si badi), soprattutto una sopravvivenza insalubre, per via della mutazione climatica che ha scatenato il Sole Nero e falcidia la società umana, rendendo i superstiti una sequenza di singoli, di individui senza coesione, presi solo dall’esigenza di sopravvivere, senza obiettivi da porsi, perché sarebbe probabilmente impossibile raggiungerli.

Qualcosa è cambiato nell’atmosfera terrestre, negli strati di protezione che difendono il pianeta. Esporsi al sole provoca un tumore incurabile della pelle. È una vera epidemia, perché la neoplasia si può trasmettere anche per contatto tra gli umani.

Cancro nero, Sole Nero, nessuna attività è possibile se non al chiuso, né lavorativa né ricreativa. I ricchi si sono rifugiati nei resort sotto l’oceano. La gente normale, con qualche risorsa economica residua, si è rintanata nei bunker, che predominano nel paesaggio rubano. Indossano mute da sub, coprono il volto con le maschere e si cospargono le parti scoperte con biacca protettiva, tutto materiale fornito dal contrabbando monopolistico degli yakuza, la mafia, che si arricchiscono letteralmente sulla pelle della gente.

Quanto ai poveri, continuano a vivere nei vecchi edifici esposti, ad uscire (poco) all’aperto, a farsi sterminare dal tumore.
Samuel è uno di loro. Lavora in un allevamento illegale di sirene, gestito dagli yakuza. È una riserva marina di carne per uso alimentare (solo quella delle femmine è commestibile).

Le piattaforme di queste aziende sono allestite lontano, nelle isole, alla larga dallo sguardo del Governo dei Territori, ammesso che le autorità abbiano voglia di andare a mettere il naso negli affari degli yakuza. Controlli o no, allevare carne di sirena è proibito per legge ed è perciò un’altra fonte di guadagno per la mafia.

Il cancro nero della pelle non aggredisce le sirene. Sono immuni ed hanno cominciato a diffondersi negli ultimi vent’anni. C’è chi sostiene che la natura le abbia scelte come specie sostitutiva dell’umana nel futuro del pianeta. Intanto, sono l’ultima risorsa della catena alimentare. Le sirene feconde vengono sottoposte alla monta da parte delle sirene maschio. Quelle sterili sono avviate ai bordelli clandestini, altro affare sporco yakuza per gli amanti di unioni così spinte.

Non si pensi a bellezze anfibie da film o romanzo rosa. Non c’è affatto romanticismo, perciò, nel futuro post ecologico di Laura Pugno. Hanno denti aguzzi e temperamento aggressivo. Sono feroci, intrattabili. Sono per metà pesci (coda squamata e pinna caudale capace di spezzare un uomo in due) e per metà vagamente donne, ma si tratta di mammiferi acquatici più simili a mucche che altro. L’autrice descrive una rapida ma dettagliata rappresentazione anatomica.

Le sirene reggono, uomini e donne soccombono. La malattia non conosce rimedi. I fondamentalisti del Mermaid Liberation Front sostengono che sia una punizione per le torture che l’uomo infligge alle sirene. D’estate le cellule maligne proliferano, il sole diventa ancora più cancerogeno. Sadako c’è morta, era l’assente, fredda diciassettenne con cui Samuel viveva una relazione tutto sommato unilaterale.

Samuel sovrintende alla riproduzione, che è monta degli esemplari fertili e allo stesso tempo mattanza dei maschi. L’estro mette le femmine in stato di narcosi e consente ai secondi di approcciarle davanti, stringendole contro le pareti delle vasche. Ma dopo l’accoppiamento, al risveglio la reazione violenta causa l’uccisione a morsi dei “fuchi” e in parte il divoramento. I resti dei corpi massacrati vanno dispersi in alto mare, perché inservibili.

Il solitario Samuel realizza un suo progetto. Sceglie la più simile ad una donna, una sirena di taglia piccola, mezzoalbina, pelle bianca con screziature argento, occhi coda e palmatura delle mani più azzurre che verdi.
Perché questa unione? Chi lo sa. Non certo un’urgenza fisiologica, l’uomo frequenta Ivy, un’americana, molto brava a letto.

Nasce una sirena femmina, bellissima, ma sempre solo mezzo umana. Non parla bene, non si distingue dalla specie, tuttavia ha qualcosa di sfuggente in più.

La narrazione offre immagini forti a ripetizione, con un distacco che fa digerire qualsiasi disvalore rispetto all’etica umana. Vita, morte, sesso, tutto è distorto, alterato: la specie umana, le relazioni sociali, le istituzioni politiche. L’umanità sembra avviata verso l’estinzione nel mondo di Laura Pugno, un crudo appello ecologista a conservare il pianeta come l’abbiamo, a non distruggere l’ambiente naturale in cui la nostra specie è nata, è cresciuta e si è evoluta.

Recensione scritta da Massimo Valenti

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Recensione scritta da

Massimo Valenti

Presentazione Massimo Valenti Toscano, imbarcato, velista esperto, lettore onnivoro sebbene appassionato soprattutto di mare e di thriller.

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