Se niente importa di Jonathan Safran Foer: recensione libro

Chi ha sofferto la fame ma ha rifiutato la carne perché andava contro la sua religione, sa cosa significa la rinuncia. Questo è solo un pensiero che illumina l'ultimo libro di Jonathan S. Foer.
Se niente importa di Jonathan Safran Foer: recensione libro

Prezzo: € 13,00

Trama romanzo e recensione libro Se niente importa di Jonathan Safran Foer

Se niente importa del geniale scrittore Jonathan Safran Foer è un altro libro interessante, consigliato.

Jonathan Safran Foer, il protagonista del libro Se niente importa,trascorre il sabato e la domenica con la nonna e quando arriva a casa sua lei lo alza in aria e poi lo abbraccia forte. Dietro le sue attenzioni e il suo amore si nasconde la preoccupazione, quella di sapere se il nipote ha mangiato abbastanza.

E’ normale per chi ha subito la fame durante la guerra, ma è stato anche in grado di rifiutare la carne di maiale perché sarebbe andato contro i suoi principi, contro la religione e la pietà.

Il cibo riveste un ruolo fondamentale, ma per lei è qualcosa in più: è gratitudine, vendetta, terrore, religione e amore. E quando Foer diventa padre ricordando sua nonna e i suoi insegnamenti cerca di capire come le cose cambiano, perché far mangiare il figlio non è come nutrire se stesso, è indubbiamente più importante. Allora si interroga su cosa sia la carne.

Commento libro di Jonathan Safran Foer

Se niente importa è un’inchiesta, non solo un romanzo, che lo ha indotto ad andare negli allevamenti per raccontare le violenze inflitte agli animali. Il suo racconto vuole testimoniare il dolore di chi è inerme e ci pone da un punto di vista differente, tanto che ci verrebbe da chiederci: “Perché mangiamo le verdure?”

Roberta Gelsomino

Quarta di copertina del libro Se niente importa da sito Amazon

Jonathan Safran Foer, da piccolo, trascorreva il sabato e la domenica con sua nonna. Quando arrivava, lei lo sollevava per aria stringendolo in un forte abbraccio, e lo stesso faceva quando andava via. Ma non era solo affetto, il suo: dietro c’era la preoccupazione costante di sapere che il nipote avesse mangiato a sufficienza. La preoccupazione di chi è quasi morto di fame durante la guerra, ma è stato capace di rifiutare della carne di maiale che l’avrebbe tenuto in vita, perché non era cibo kosher, perché “se niente importa, non c’è niente da salvare”.

Il cibo per lei non è solo cibo, è “terrore, dignità, gratitudine, vendetta, gioia, umiliazione, religione, storia e, ovviamente, amore”. Una volta diventato padre, Foer ripensa a questo insegnamento e inizia a interrogarsi su cosa sia la carne, perché nutrire suo figlio non è come nutrire se stesso, è più importante. Questo libro è il frutto di un’indagine durata quasi tre anni che l’ha portato negli allevamenti intensivi, visitati anche nel cuore della notte, che l’ha spinto a raccontare le violenze sugli animali e i venefici trattamenti a base di farmaci che devono subire, a descrivere come vengono uccisi per diventare il nostro cibo quotidiano.

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